La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 1° gennaio 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 1° gennaio 2019

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1° gennaio 2019. Ottava del Natale. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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La festa del Natale, per la sua importanza, viene celebrata per otto giorni sia nel rito ambrosiano sia nel rito romano, con alcune differenze. Le più importanti sono due: la prima riguarda l’eventuale domenica tra l’ottava del Natale, nella quale il rito ambrosiano riprende la meditazione del mistero del Natale rileggendo il Prologo del Vangelo di Giovanni (1,1-14), già proclamato nella messa della notte di Natale, mentre il rito romano celebra la festa della Santa Famiglia che, quando non ricorre una domenica nei giorni fra l’ottava, viene ricordata il 30 dicembre, mentre il rito ambrosiano posticipa questa festa all’ultima domenica di gennaio dando alle comunità l’opportunità di valorizzarla con opportune iniziative per la famiglia. L’altra differenza tra i due riti è nella ricorrenza del Capodanno, che conclude l’Ottava di Natale. Si legge praticamente lo stesso Vangelo (Luca 2,16-21 nel rito romano, Luca 2,18-21 nel rito ambrosiano), ma la Chiesa di Milano ha mantenuto l’antica solennità della Circoncisione del Signore, mentre il rito romano, con la riforma del calendario adottata da san Paolo VI nel 1969, ha ripreso l’antica festa di Santa Maria, Madre di Dio. Il mistero (il fatto) della Divina Maternità viene celebrato nella VI domenica di Avvento, detta Domenica dell’Incarnazione, in una domenica certamente più frequentata dai fedeli rispetto al Capodanno. Nel nostro incontro settimanale commentiamo senz’altro il Vangelo del giorno ottavo. Per quanto i commentatori abbiano rilevato nella Circoncisione la fedeltà della famiglia di Gesù all’alleanza stipulata tra Dio e Abramo, cui Dio non sarebbe venuto meno per sempre, tratterò il tema della Divina Maternità.

Vangelo della Messa dell’Ottava di Natale (Luca 2, 18-21)
In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Commento
Il Vangelo della Messa è composto di due parti. Nella prima san Luca sottolinea lo stupore di coloro che ascoltarono la testimonianza dei pastori sulla nascita del Messia, in contrapposizione all’atteggiamento più riservato di Maria che meditava nel suo cuore quanto capitava, cercando di capire il significato di questi avvenimenti. Nella seconda parte del testo viene ricordata la circoncisione, cui ogni maschio ebreo doveva essere sottoposto nell’ottavo giorno per entrare a far parte del popolo dell’alleanza. In tale occasione il padre imponeva il nome al neonato. In questo caso Giuseppe dà il nome che l’angelo Gabriele gli aveva indicato: Gesù, che in aramaico significa “Dio salva”. Si tratta di un nome che ricorreva spesso nel popolo ebraico, ma che Gesù realizzerà nella sua persona.
La Vergine Maria è colei che permette la realizzazione del piano di Dio.

Attraverso la maternità di Maria, il Salvatore è un vero uomo come noi, e non una manifestazione di Dio in sembianze umane. Nello stesso tempo, il concepimento per opera dello Spirito Santo indica che Gesù è Dio fatto uomo. Questo può apparire, secondo la mentalità dell’Uomo moderno, come una costruzione artificiale e irrazionale. Intanto, dobbiamo dire che la fede si basa sulla testimonianza degli apostoli che diedero la vita pur di non venir meno all’esperienza che ebbero con il Risorto e poi la predicazione cristiana ha senso se si accetta il principio della necessità di un Dio creatore che si è rivelato agli uomini per renderli partecipi della sua stessa vita.
Dire che la Vergine ha concepito per opera dello Spirito Santo significa in termini biologici che il processo embrionale non è avvenuto per opera di una fecondazione di una cellula-uovo ma per partenogenesi. Quindi la Madonna è stata vergine prima del parto e quel processo avvenuto in modo miracoloso è stato attivato da Dio stesso. Da questo tipo di concepimento, unico in tutta la storia dell’umanità, deriva la realtà di ciò che si afferma di Gesù, dicendo che è veramente Dio. Per affermare che Gesù è veramente uomo e veramente Dio il Concilio di Efeso nel 431 proclamò Maria, Madre di Dio. Dal fatto che Maria è la Madre di Dio consegue che Ella è anche nostra Madre, in quanto noi siamo figli adottivi di Dio e quindi fratelli di Gesù.

Il dono che Gesù ci ha portato, la vita divina in noi, ha come frutto la pace interiore che si esprime all’esterno come pace tra gli uomini. Per questo san Paolo VI ha istituito la Giornata mondiale della pace fissandone la ricorrenza al 1° gennaio di ogni anno. La prima giornata fu celebrata nel 1968 per cui il 1° gennaio 2019 ricorre la 52a giornata mondiale della pace.
La Madonna che ha generato Gesù, il Principe della pace, è detta con verità Regina della Pace. Se Gesù ha ascoltato sua Madre per compiere il miracolo del vino in una festa di nozze a Cana, quanto più l’ascolterà, se noi la pregheremo e affideremo a Lei il nostro impegno di “costruttori di pace”! Un esempio che dimostra la forza della preghiera e del digiuno è quanto ottenuto con la giornata indetta dal papa Francesco per il 7 settembre 2013. L’impressionante numero di aderenti fece ritirare ad una ad una le nazioni che avevano in un primo tempo aderito all’iniziativa degli Stati Uniti di bombardare la Siria.

Proprio perché la preghiera non sia una delega al Cielo perché sia realizzata la pace sulla terra, i pontefici hanno assegnato ad ogni giornata un tema, sviluppato in un messaggio. Il tema di quest’anno è La buona politica è a servizio della pace. Dal titolo si può pensare che sia un’espressione tipica del papa Francesco, ma chi conosce il cristianesimo nella sua essenza, sa che è una “religione politica”, nel senso genuino della parola: il cristianesimo mentre cerca di realizzare la Città di Dio, costruisce anche la Città degli uomini, come ha fatto Gesù che predicava l’avvento del regno di Dio e nel contempo guariva i malati e sfamava i poveri.

Non serve quindi proclamarsi cristiani e sulla base di questo titolo bombardare nazioni per imporre la pace, chiamando effetti collaterali inevitabili la morte di civili inermi, né serve proclamarsi cristiani e poi non riconoscere i più elementari diritti umani ai migranti.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico L’Azione e per il telegiornale cattolico Teleradiotrasmesse. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa madre salesiana di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Camillo Procaccini, Natività, XVI secolo, Milano, chiesa di sant’Alessandro (particolare).

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