La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano Natale 2023

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Natale del Signore. Periferia e ombelico del mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.


✠ Vangelo Lc 2, 1-14
In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Dalle province del grande impero
Sento una voce che si sta alzando
Questo è l’ombelico del mondo.

Jovanotti, L’ombelico del mondo

“F205”. Tutti i nativi milanesi hanno questa sequenza nel codice fiscale. A Milano io ci vivo, ma non sono milanese di nascita. Infatti il mio codice catastale è un altro.

I giovani nativi milanesi vanno fieri del loro “F205” e talvolta, scherzosamente, se ne vantano con i coetanei, e anche con il parroco.

Ad un certo punto della loro vita, però, visitano Roma e lì si rendono conto che una città più grande e più importante effettivamente esiste. Gli anticorpi della “milanesità”, però, reggono ancora.

Poi arriva New York. E lì è la fine. Di ritorno, atterrano a Linate a testa alta, ma indossano un cappellino che quasi fa tenerezza: c’è scritto “I love NY”. E poi arriva un’infinità di altre città.

Quando penso a quante rassicuranti illusioni di centralità si siano sgretolate nell’epoca contemporanea provo anche io, istintivamente, un certo rammarico: non siamo più il centro dell’universo o del tempo, e neppure abbiamo la certezza di essere gli unici o di essere il culmine dell’evoluzione.

Che cosa siamo dunque? Carlo Maria Martini commenta così:

Di fronte a tali considerazioni, sorge la sensazione che la nostra piccola storia, il nostro pianeta, e in questo pianeta la piccola storia di Abramo, del popolo eletto, di Gesù, si riducano a una quantità trascurabile rispetto all’immensità senza fine dei mondi e delle galassie, alla smisuratezza di un universo che l’astronomia ci dice andare progressivamente espandendosi.

Possiamo allora rifarci al detto di Pascal, secondo cui l’ordine della carità e della santità è infinitamente superiore all’ordine delle cose quantificabili. È il compiere questo salto che permette di non rimanere schiacciati.

Carlo Maria Martini, Il discorso della montagna, Mondadori, 2006, pp. 136-137.

Siamo periferia. Del mondo, dell’universo, del tempo. Ma Gesù è nato qui e di questa periferia non ha scelto il centro, ma i sobborghi più sperduti.

È nato lontano dai palazzi che brillano, ai margini dalle città che contano e fuori persino dall’unico povero albergo a disposizione. Siamo periferia, perché chiunque ci sia in questo universo deve finalmente capire di non essere al centro di nulla, se non dell’amore di Dio.

Solo allora, totalmente disarmati delle nostre assurde pretese, potremo contemplare le stelle che stanno a guardare, e ringraziare Dio perché siamo l’ombelico del mondo. Buon Natale!

Don Alessandro

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

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