La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 7 marzo 2021

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Domenica 7 marzo 2021. III Domenica di Quaresima. Domenica di Abramo. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
(Gv 8, 31-59)

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Morten: Ma cosa faremo quando saremo diventati uomini liberi e nobili?
Stockmann: Allora, figli miei, voi caccerete di là dai monti tutti i lupi!
Signora Stockmann: Purché non siano i lupi a cacciare te, Tomas.
Stockmann: Che dici, Katrine, cacciarmi? Ora che sono l’uomo più forte che ci sia al mondo.
Morten: Davvero?
Stockmann (abbassa la voce): Sst! Non bisogna ancora parlarne a nessuno, ma ho fatto una grande scoperta.
Signora Stockmann: Un’altra?
Stockmann: Sì, sì, certo! (Li raccoglie intorno a sé dicendo in tono confidenziale) Ho scoperto che l’uomo più forte del mondo è quello che è più solo.
Signora Stockmann (sorride e scuote la testa): Ah, Tomas.
Petra (afferra le mani del padre in uno slancio di fiducia): Babbo!

(H. Ibsen, Un nemico del popolo)

Il dottor Tomas Stockmann è il medico sanitario dello stabilimento termale della sua città, in Norvegia. Lo stabilimento è la sorgente riconosciuta della prosperità della cittadina: alle acque termali essa deve la sua crescente e prospera ricchezza. Stockmann scopre che le acque sono in realtà dannose per la salute degli abitanti e degli avventori. Il dato è certo, ma nessuno lo vuole riconoscere, perché troppo alto sarebbe il prezzo da pagare.

La commedia è incentrata su una serie di scoperte che il protagonista va facendo suo malgrado: che l’acqua termale è inquinata; che la classe dirigente della società – e in verità la società civile al completo – è anch’essa, come l’acqua, inquinata e corrotta; che anche l’opposizione preferisce che la verità sulle acque sia tenuta nascosta; che la libertà e la verità hanno un unico, irriducibile nemico: la tirannia della maggioranza. L’ultima scoperta, che Stockmann confida proprio in conclusione di commedia a familiari ed amici lì raccolti, è “che l’uomo più forte del mondo è quello che è più solo”.

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Gesù sottoscriverebbe. Nella pagina del Vangelo di Giovanni sta cercando di aprire gli occhi a chi lo ascolta. C’è un’acqua marcia e corrotta che vi scorre in corpo, dice a “quei Giudei che avevano cominciato a credere in lui”: chi vive nel peccato è in pericolo, la sua prosperità è illusoria, è schiavo di una forza che lo degrada. Macchè peccato e schiavitù, gli rispondono: siamo tutelati dalla nostra ascendenza abramitica, siamo figli suoi e liberi per sempre. Non siete liberi per niente, replica Gesù: lo diventate se vi fidate di quel che vi dico, quando accogliete la mia parola veritiera. “Se dico la verità, perché non mi credete?”.

Nella commedia di Ibsen il dottor Stockmann si ritrova solo a combattere perché la verità emerga. Ad un certo punto comincia ad aver tutti contro. Non è un eroe puro e senza macchia, ha anche lui le sue contraddizioni, ma è radicato in un vivo senso di responsabilità e nella tenacia con cui si impegna a far sì che la cittadina riconosca il dato di fatto: le acque sono pericolose, lo stabilimento va chiuso, costi quel che costi, e ogni convenienza va messa in secondo piano. Stockmann è disposto a pagare di persona, che il peso della verità lo schiacci pure. Accettare la sua solitudine l’ha reso un uomo libero.

Anche Gesù parla con chiarezza, disposto a pagarne il prezzo. Vuole che quei suoi discepoli della soglia, ancora indecisi se dargli credito sul serio, smascherino i germi omicidi che senza saperlo si portano in corpo, come un’acqua marcia e corrosiva. “So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi”. Quelli negano, ma di lì a poco, in effetti, tiran su pietre per lapidarlo.

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Quale marciume mi scorre dentro, senza che io voglia riconoscerlo? La voce profetica mi vuole aprire alla verità delle cose come stanno. Dove risuona la parola che mi libera?

Conoscere la verità è una grande avventura di liberazione dal marcio che ci assedia. Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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