La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 28 marzo 2021

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Domenica 28 marzo 2021. Domenica delle Palme. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: «Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina». I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.
(Gv 12, 12-16)

“Prima di tutto, devo chiederti se ti stupisce che possa esistere un amore tanto serio e appassionato da resistere a ripetuti e decisi rifiuti. […] «Ma ti trovi di fronte a un chiaro rifiuto!» obietterai. Rispondo: «Vecchio mio, per il momento considero quel rifiuto come un blocco di ghiaccio che mi stringo al cuore, sperando di riuscire a scioglierlo». Prevedere chi vincerà, se il gelo di quel blocco di ghiaccio o il calore del mio cuore – ecco la delicata questione sulla quale non posso ancora pronunciarmi. […] Penso che nulla più del vero amore possa svegliarci alla realtà della vita. E non credo che chi è veramente consapevole della realtà della vita possa trovarsi sulla strada sbagliata.
(V. Van Gogh, lettera al fratello Theo, 9 Luglio 1881)

Vincent Van Gogh si innamora della cugina Kee, che però non ne vuol sapere. Il rifiuto di lei è netto, ma lui non si scoraggia e la sua corte diventa insopportabile. Cominciano i tentativi di farlo ragionare: i genitori di lei, i genitori di lui, il fratello Theo. Da qui la sua lettera: il ghiaccio si ritira, dice, il mio cuore è caldo, sono certo che l’ostinazione di Kee si scioglierà per leggi di natura (ma alla fine anche lui dovrà arrendersi al rifiuto).

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L’amore cerca il modo. L’amore trova il modo. Perché ci rende vivi, moltiplica in noi le forze silenziose e profondissime che accompagnano e orientano i processi della vita. L’amore sveglia chi lo vive, e vuole destare alla vita l’amato o l’amata.

Gesù entra in Gerusalemme nell’impeto di questo amore. È deciso a destare alla primavera dell’Altissimo i cuori assiderati dei distratti di Giudea. Il mio amore è tenace, dice il rabbino di Nazareth, perché attinge a quello del Padre mio nei Cieli. La mia fiamma si alimenta di quel fuoco. Il ghiaccio dovrà cedere le armi.

Gesù è consapevole di camminare verso il centro della trappola. L’evangelista Giovanni l’ha già più volte sottolineato nel suo racconto: le maglie di una sorda ostilità si van serrando attorno a Gesù e ai suoi discepoli. I farisei han dato ordine di denunciarlo perché sia arrestato. C’è qualcuno che ha già cercato di prenderlo a sassate. Gesù lo sa, ma è determinato ad affrontare il suo cammino. Se anche mi spengono, dice, la Grande Primavera trova il modo di accendersi nel mondo, e il mio respiro consegnato nel morire avvamperà in vita nuova sotto i cieli.

Il profeta galileo non si lascia ingarbugliare. “La grande folla che era venuta per la festa […] prese dei rami di palme e uscì incontro a lui”, acclamando al re di Israele, nientemeno. Gesù non ha mai apprezzato quel titolo, troppo ambiguo: non ha nessuna mira politica, non ha intenzione di salire al palazzo di Erode a rivendicare alcun trono in Israele. Se da qualche parte deve sedere, sarà la groppa di un asino. Perché porta in cuore fin da bambino le parole dell’antico Zaccaria: il tuo re viene a dorso d’asino, non ha bisogno d’altro per imporsi, la sua autorevolezza non s’appoggia ad apparati di guerra, armi e cavalli gli sono solo un peso.

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L’amore vuole imporsi per via di proposta. Anche il Signore della vita, come il poeta olandese, può confidare in verità: “Nulla più del vero amore può svegliarci alla realtà della vita.” O risvegliarci, se il nostro destino è di cadere nel torpore della morte. Possono uccidermi, dice Gesù, possono rifiutare l’amore che mi muove, ma non possono impedirmi di amare, e questo amore mi ridesterà alla Vita senza fine. E cercherà ancora e ancora il modo di sciogliere quel ghiaccio. E questo è ciò che i cristiani celebrano a Pasqua.

Nell’accogliere una volta ancora il Dono che ci raggiunge, il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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