La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 10 gennaio 2021

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Domenica 10 gennaio 2021. Battesimo del Signore. Festa del Signore . Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
(Mc 1, 7-11)

Erano lì. C’era un senso di sacralità in questo. Non al punto che Benedikt sentisse il cielo aprirsi sopra di lui, ma c’era forse come una piccola fenditura. Non era del tutto solo sulla terra, non si sentiva del tutto abbandonato. Non del tutto, no […]. Quel viaggio era come una poesia, con rime e parole magnifiche che restavano nel sangue. E come una poesia, col tempo s’imparava a memoria e poi si sentiva il bisogno di tornare, per accertarsi che nulla fosse cambiato. E così era: tutto era ancora estraneo e inaccessibile, eppure familiare e inevitabile. Benedikt si sentì invadere da una pace assoluta. Una fiducia sgorgata dal profondo si diffondeva in lui, totale e infallibile: lì camminava. Camminava lì. Era come un uomo che sta per annegare e all’improvviso tira fuori la testa dall’acqua ed è salvo. L’aria si riversava su di lui come una fonte, e lui beveva a grandi sorsi. Quella era la sua vita: camminare lì. E poiché quella è ormai la sua vita, può affrontare ogni cosa, qualsiasi cosa, e darle il benvenuto.
(G. Gunnarsson, Il pastore d’Islanda)

Benedikt è pastore nelle terre primordiali e selvagge d’Islanda. Ogni Avvento si inerpica su per gli altipiani sepolti dalla neve, accompagnato dai fedelissimi compagni, Leò il cane e Roccia il montone. Va a cercare e radunare le pecore disperse, destinate a morte sicura per congelamento e solitudine. Ci va non perché gli appartengano (le pecore sue son già al sicuro), ma perché hanno bisogno e rischiano la morte. “Quando una festa si avvicina, gli uomini si preparano a celebrarla, ognuno a modo suo”, e quello è il modo di Benedikt.

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È un uomo che la vita ha lavorato ai fianchi. Dal corpo a corpo con l’esistenza è uscito levigato e semplificato nel profondo, ossa e spirito forgiati nella lava dei vulcani. Ha una vita tranquilla e senza scossoni, che lo fa sentire un po’ sfuocato, dove non ha spazio per esprimersi davvero. “In fondo era solo un garzone di fattoria, un servo, e lo era stato per tutta la vita. Più precisamente: mezzo servo e mezzo contadino. C’era sempre qualcosa di incompiuto e insignificante in lui, da qualunque lato si guardasse. Né buono né cattivo, mezzo uomo e mezzo animale. […] Era padrone di sé solo per un breve periodo, in primavera e in autunno, oltre che nel tempo che dedicava al suo viaggio in montagna durante l’Avvento”.

Salendo agli altipiani e accettando gli insulti del maltempo, affrontando la sferza del gran vento e il ghiaccio che la tormenta gli sputa addosso, Benedikt respira ampio. “Era come un uomo che sta per annegare e all’improvviso tira fuori la testa dall’acqua ed è salvo”. Salvo dalla banalità, da una vita che non vive, da una vita che vivacchia. Quando invece rischia corpo e respiro per ridar vita a creature disperate, allora Benedikt sente di vivere davvero.

Gesù è ormai un uomo adulto quando lascia Nazaret sulle colline e scende nella fossa del Giordano. Sulle rive di quel fiume la sua vita si dischiude: il carpentiere del villaggio galileo si scopre a respirare a pieni polmoni, si scopre sorpreso dal Respiro di Dio. Lo Spirito scende in lui e gli spalanca orizzonti sconosciuti. La Parola lo raggiunge dirompente e gli dilata una consapevolezza nuova: “Tu sei mio figlio, l’amato: la mia gioia è in te”.

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Gesù esce dal misterioso incontro con la Gioia dell’Altissimo con in corpo il fuoco di un vulcano. Battezzato “in Spirito Santo e fuoco”, annota Luca nel suo racconto, parallelo a questo di Marco. Ha visto i cieli squarciarsi su di lui: il Padre ha lacerato ogni separazione, Gesù il Figlio non potrà più pensarsi solo. “Non era del tutto solo sulla terra, non si sentiva del tutto abbandonato”, dice Gunnarsson di Benedikt. Quando il Cielo si apre su di noi, scopriamo di essere accompagnati, e quella compagnia diventa la forza che ci tien vivi.

E quando accade, sentiamo che la vita è davvero il nostro posto, pur dentro il travaglio di ogni giorno. “Tutto era ancora estraneo e inaccessibile, eppure familiare e inevitabile. Benedikt si sentì invadere da una pace assoluta. Una fiducia sgorgata dal profondo si diffondeva in lui”. Come Gesù, che sente dilagarsi dentro la Parola dell’Amore. “Tu sei il mio figlio amato”. Saperci amati ci apre lo spazio necessario per respirare ampio e camminare sotto il cielo.

Per Benedikt affrontare l’avventura tra le vette d’Islanda è ciò che lo fa sentire vivo. Vivi davvero quando la vita non la trattieni. Per Gesù il respiro di vita conosce una svolta di pienezza quando la Gioia di Dio lo riempie e lo spalanca alla missione: andare in cerca delle “pecore perdute della casa di Israele” – dirà lui stesso più avanti. Dal battesimo al Giordano, anche Gesù comincia a sentirsi a casa quando impegna la vita per riscattare dalla morte chi si è perso su sentieri senza uscita. Da quel momento sarà il pastore d’Israele.

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È ciò che lo Spirito va facendo in noi. È impegnato a dilatarci gli orizzonti. Vuole farci sentir vivi nel dare vita a chi la sta perdendo. Sono questi i grandi orizzonti quotidiani. Trattenere la vita ci rende schiavi di una banalità umiliante, e noi non siamo nati per così poco.

Nella grande avventura di diventar vivi, il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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