La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 25 luglio 2021

Una lettura di 4 minuti

Domenica 25 luglio 2021. IX Domenica dopo Pentecoste. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
(Mc 8, 34-38)

Nessuna circostanza sarebbe capace di risvegliare in noi un estraneo di cui non ci siamo mai accorti. Vivere significa nascere lentamente. Sarebbe troppo facile chiedere in prestito un’anima già fatta! Sembra, talvolta, che un’illuminazione improvvisa cambi il corso di un destino. Ma l’illuminazione è solo la visione inattesa, da parte della mente, di una strada preparata a lungo. Io ho imparato la grammatica a poco a poco. Mi hanno fatto esercitare con la sintassi. Hanno destato in me dei sentimenti. Ed ecco che un bel giorno il mio cuore è toccato da una poesia. Certo, per adesso non provo alcun amore, ma se stasera avrò una rivelazione sarà perché con fatica ho portato le mie pietre all’invisibile cantiere. Sto preparando la festa. E non avrò il diritto di parlare dell’apparizione improvvisa, in me, di un altro da me stesso, poiché questo altro da me sono io.
(A. de Saint-Exupéry, Pilota di guerra)

I vangeli raccontano che, ad un certo punto, Gesù ha cominciato a parlare di un suo crudo e sanguinoso destino. I miei giorni tramonteranno nel dolore, dice ai suoi. Ma poi rifioriranno nella gloria.

Come è maturata in lui questa consapevolezza? I racconti evangelici paiono suggerire un’intuizione improvvisa: Gesù comincia a parlarne di punto in bianco, e la reazione sconvolta dei discepoli testimonia di quanto questo sia avvenuto in modo inatteso. Appena prima del brano che la liturgia ci offre oggi, Gesù ha prospettato il suo destino di morte violenta, Pietro ha reagito con forza negando che potesse avvenire, e il Maestro ha bruscamente rimesso il discepolo al suo posto: “Va’ dietro di me, Satana, perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. Dietro di me, dove devono stare i discepoli, a seguire le orme del Maestro.

Quale che sia stata la via per la quale Gesù ha cominciato a intendere il suo orizzonte drammatico, le circostanze della vita – riflette Saint-Exupéry – non fanno che rivelarci a noi stessi, facendo emergere un po’ per volta quel che siamo nel profondo, ciò che siamo venuti facendo di noi stessi nel corso del tempo. Gesù ha osservato a lungo e con passione il ciclo della vita dei semi nei campi di Galilea: da quella distesa contemplazione sono emerse alcune delle sue parabole più note. E anche la similitudine del grano: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Gesù scruta la vita nascosta delle piccole cose e intuisce che, dalla morte, nuova vita spinge per sollevarsi sotto il cielo. Non si può stare al mondo trattenendo la vita a tutti i costi. Donare la propria vita apre a un futuro di fecondità. Io voglio essere il chicco di grano, dice Gesù ai suoi: Gerusalemme sarà il campo della mia avventura.

Le cose grandi della vita maturano nel tempo, un po’ per volta. L’intuizione di Gesù rispetto al proprio futuro di dolore e vittoria si è forse aperta il varco nella sua coscienza allo stesso modo.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

© La riproduzione integrale degli articoli è vietata senza previo consenso scritto dell'autore.

close

Restiamo in contatto

Iscriviti alla newsletter per aggiornamenti sui nuovi contenuti

Un commento su “La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 25 luglio 2021”

  1. Non ricordo più chi scrisse che l’uomo non sa di nascere, ma muore soffrendo e si dimentica di vivere. Mi pare che la Parola d’oggi non inviti alla morte ,al sacrificio, ad abbracciare la Croce, ma a vivere secondo il cuore, inteso come coscienza,. Quando non si vive in questa logica, allora arriva la morte sotto forma di solitudine, di tormento, di desolazione. E’ allora che risuona dentro la similitudine del chicco morto, che germoglierà e porterà vita nuova.

    Rispondi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Share