La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 19 settembre 2021

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Domenica 19 settembre 2021. III Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».
(Gv 3, 1-13)

Il giorno dopo il talebano è tornato, lo stesso, con la stessa moto. Ha visto che noi eravamo in classe, con il maestro che faceva lezione. È entrato e ha chiesto al maestro:
Perché non avete chiuso la scuola?
Perché non c’è motivo di farlo.
Il motivo è che lo ha deciso il mullah Omar.
Non è un buon motivo.
Tu stai bestemmiando. Il mullah Omar dice di chiudere le scuole hazara.
E dove andranno a scuola i nostri ragazzi?
Non ci andranno. La scuola non è fatta per gli hazara.
Questa scuola sì.
Questa scuola va contro il volere di Dio.
Questa scuola va contro il vostro, di volere.
Voi insegnate cose che Dio non vuole siano insegnate. Menzogne. Cose che contraddicono la sua parola.
Insegniamo ai ragazzi a essere delle brave persone.
Cosa significa essere delle brave persone?
Sediamoci. Ne parliamo.
Non serve. Te lo dico io. Essere una brava persona significa servire Dio. Noi sappiamo cosa vuole Dio dagli uomini, e come servirlo. Voi no.
Insegniamo anche l’umiltà, qui.

(F. Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli)

Enaiatollah Akbari ha dieci anni quando la madre, con un tragico atto d’amore e di speranza, lo porta dall’Afganistan soffocata dai talebani in Pakistan, e lì lo abbandona. Dopo molte vicissitudini e travagli, avendo attraversato sei Paesi e sostenuto prove di ogni genere, Enaiatollah approda in Italia e viene adottato da una famiglia torinese. Oggi è laureato in Scienze internazionali dello studio e della cooperazione. Dal libro-intervista con Fabio Geda, “Nel mare ci sono i coccodrilli”, è tratto il brano sopra riportato.

“Noi sappiamo cosa vuole Dio dagli uomini”, pontifica l’arido fondamentalista, incapace di immaginazione e tanto povero da pensare di poter rinchiudere il Mistero dell’Altissimo nell’angusto recesso dei suoi schemi mentali. Nella pagina del vangelo di Giovanni l’approccio di Nicodemo a Gesù non ha tratti fondamentalisti, ma il punto di partenza è anch’esso un po’ presuntuoso: “Maestro, noi sappiamo che sei venuto da Dio”. E Gesù inizia subito a smontargli le certezze che pretende di avere, perché se vuoi davvero metterti sulle tracce del Mistero del Dio vivente bisogna che ti fai piccolo, nella condizione di chi dice: Parlami, perché non so chi sei, e quello che so di te non l’ho accolto ancora in fondo al cuore.

Dio assomiglia al vento – dice Gesù a Nicodemo – non lo prendi, non lo trattieni. L’uomo e la donna spirituali vivono della Sua presenza, ma non si illudono di irretirlo nei loro schemi. Se ne lasciano portare, piuttosto.

Il serio problema di ogni fanatico sotto il cielo (ce n’è in ogni tradizione religiosa, non solo in quelle altrui) è che manca di libertà e di immaginazione. Non accetta che Dio sia sempre oltre. Il cammino della fede è una graduale, pacificata accettazione del fatto che Dio è Dio, e che è molto più di quel che ne so io.

L’avventura di lascarci portare dal Soffio è la grande avventura di ogni vita. Nella grande avventura, il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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