La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 19 dicembre 2021

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Domenica 19 dicembre 2021. Domenica dell’Incarnazione. Solennità del Signore. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
(Lc 1, 26-38a)

Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? […] Sorrideva lo zelante don Valentino, segretario di sua eccellenza, udendo la gente parlare così. L’arcivescovo ha Dio, la sera di Natale. Inginocchiato solo soletto nel mezzo della cattedrale gelida e deserta a prima vista potrebbe quasi far pena, e invece se si sapesse! Solo soletto non è, non ha neanche freddo, né si sente abbandonato. Nella sera di Natale Dio dilaga nel tempio, per l’arcivescovo, le navate ne rigurgitano letteralmente, al punto che le porte stentano a chiudersi; e, pur mancando le stufe, fa così caldo che le vecchie bisce bianche si risvegliano nei sepolcri degli storici abati e salgono dagli sfiatatoi dei sotterranei sporgendo gentilmente la testa dalle balaustre dei confessionali. Così, quella sera il Duomo; traboccante di Dio.
(D. Buzzati, Racconto di Natale)

È l’inizio di uno dei racconti che Buzzati scrisse negli anni sul tema del Natale, che gli fu sempre molto caro. L’anonimo arcivescovo ha un cuore grande come la cattedrale, che “a girarla tutta non basta una vita” e che nella notte di Natale “rigurgita di Dio”. Il cuore dell’uomo di Dio è così pieno di Dio che, come le porte del duomo, fatica a contenerne la debordante Presenza, “al punto che le porte stentano a chiudersi”.

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È una bella immagine, che traduce in altro modo quel che Luca scrive nel suo racconto della annunciazione a Maria. “Gioisci, tu che sei stata riempita dalla grazia, il Signore è con te”. Anche le porte del cuore di Maria stentano a chiudersi, tale è la Presenza in lei del respiro dell’Altissimo.

Nel corso della vicenda, racconta Buzzati, vien fuori che la Presenza di Dio freme silenziosa dappertutto, ma che è facilissimo dissiparla. Basta un gesto di chiusura nei confronti di chi ha bisogno, una parola di diniego, un rifiuto a chi domanda, e i luoghi e le relazioni dove prima Dio respirava si asciugano di grazia e precipitano in buio e desolazione. Lo scoprirà presto don Valentino, il zelante pretino segretario dell’Arcivescovo, che nel cuore della notte si avventurerà alla ricerca di Dio, che per sua colpa ha lasciato la cattedrale.

Il Signore della vita ha un gran desiderio di riempirci della sua Presenza, fino a che le nostre porte stentino a chiudersi. La Luce splende nelle tenebre, il Fuoco divampa sotto le crociere dei cuori, ma abbiamo il potere di respingerla, quella Luce, e di soffocarlo, quel gran Fuoco.

Sempre di nuovo lo Spirito vuole accendere in noi il vero Natale del Figlio. Lo accoglierò?

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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