La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 18 ottobre 2020

Una lettura di 4 minuti

Domenica 18 ottobre 2020. Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

+++

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte (Mt 21, 10-17).

All’epoca del matrimonio i due si erano dotati di tutto ciò che occorreva in una casa come si deve: avevano un servizio di piatti completo, un servizio da tè con tovaglia e tovaglioli di lino, e inoltre piattini da dessert, coppe per il gelato e ogni genere di vassoi. Centrini per il tavolo da toilette, sottocoppe per il tavolino da caffè e centrotavola per la tavola da pranzo; asciugamani grandi e piccoli per gli ospiti e set di spugna coordinati per la vasca e il gabinetto. Coltelli da torta, da pesce e altri coltelli vari, nonché delicate palette d’argento e osso di cui Mrs. Ransome non era mai riuscita a stabilire l’esatta funzione. Sopra tutto troneggiava una massiccia scatola per posate a più piani, zeppa di coltelli, forchette e cucchiai per dodici. I Ransome non invitavano mai dodici persone; i Ransome non invitavano affatto. Gli asciugamani per gli ospiti li usavano di rado, perché di ospiti non ne avevano mai. Si erano portati dietro quell’armamentario per trentadue anni di matrimonio e Mrs. Ransome non capiva perché. Adesso si erano sbarazzati di tutto in un colpo solo. Mentre sciacquava nel lavello le loro uniche due tazze, Mrs. Ransome si mise improvvisamente a cantare (Alan Bennett, Nudi e crudi).

I coniugi Ransome rientrano a casa una sera e trovano che il loro appartamento è stato completamente svaligiato. Non è rimasto nulla, assolutamente nulla: dai tovaglioli all’impianto stereo, dai mobili alla cucina, è tutto semplicemente scomparso.

A differenza del marito un po’ becero, Mrs. Ransome, un po’ per volta, comincia a scoprire qualcosa di cui tanti anni di matrimonio non l’avevano resa avvertita. Si accorge di essere stata oppressa da una vita di fatiche, doveri e pesantezze, di soffocanti silenzi coniugali, di incatenanti convenienze sociali. Una vita ingombra di troppe cianfrusaglie, orpelli che impacciano il libero cammino. Il trauma del misterioso svaligiamento le apre gli occhi all’improvviso. Si accorge delle catene che l’avevano a lungo impacciata. E decide di voler imparare a camminare più libera. Da quel cuore che ha deposto catene invisibili può finalmente sgorgare un canto di letizia: “Mentre sciacquava nel lavello le loro uniche due tazze, Mrs. Ransome si mise improvvisamente a cantare”.

Il canto di Mrs. Ransome può risuonare in casa perché finalmente c’è spazio per vivere. Il canto della vita era soffocato, ora può sgorgare. Dove non c’è spazio, il canto rimane ingolfato.

Gesù entra nel grande Tempio di Gerusalemme per liberarne il canto sepolto. Il tempio soffoca nella frenesia delle attività collaterali al culto: la custodia e la vendita di animali per i sacrifici, l’attività dei cambiavalute, i richiami dei venditori di colombe, la vigilanza delle guardie del tempio, le offerte dei commercianti, i richiami di leviti e sacerdoti. Come un fico con tante foglie – dice Gesù ai discepoli poco prima di entrare nei cortili – ma i frutti dove sono? Come un appartamento pieno di posate per gli ospiti, ma di incontri con amici non c’è traccia. Bisogna fare spazio. Il canto di letizia deve tornare a sgorgare dal profondo.

E alle autorità del Tempio, che vorrebbero zittire ancora la voce di chi canta, Gesù chiude la bocca con un salmo: “Non avete mai letto: Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti hai tratto per te una lode?”. Io sono qui per liberare il canto della lode, la melodia di parole che il vostro stolto affanno sotto il cielo ha tenuto prigioniera troppo a lungo. Dio trae il filo della lode dal respiro di bimbi e infanti: volete che la sua casa non risuoni della gioia della lode?

Che cosa sto facendo del canto che è in me? Sgorga, o giace ingolfato laggiù in fondo? Il Signore vuole ridestarlo. Nel tempio del mio profondo è all’opera per creare spazio.

Il Signore del canto segreto ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

Share

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.