La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 16 gennaio 2022

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Domenica 16 gennaio 2022. II Domenica dopo l’Epifania. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
(Gv 2, 1-11)

Un uomo si era perso nel deserto e si trascinava da due giorni sulla sabbia infuocata.
Era ormai giunto allo stremo delle forze. Improvvisamente vide davanti a sé un mercante di cravatte. Non aveva con sé nient’altro: solo cravatte. E cercò subito di venderne una al pover’uomo, che stava morendo di sete.
Con la lingua impastata e la gola riarsa, l’uomo gli diede del pazzo: si vende una cravatta a uno che muore di sete?
Il mercante alzò le spalle e continuò il suo cammino nel deserto.
Alla sera, il viaggiatore assetato, che strisciava ormai sulla sabbia, alzò la testa e rimase allibito: era nel piazzale di un lussuoso ristorante, con il parcheggio pieno d’automobili!
Una costruzione grandiosa, assolutamente solitaria, in pieno deserto.
L’uomo si arrampicò a fatica fino alla porta e, sul punto di svenire, gemette: “Da bere, per pietà!”
“Desolato, signore,” rispose il compitissimo portiere, “qui non si può entrare senza cravatta”.

(Bruno Ferrero, 365 piccole storie per l’anima)

Alle volte hai un problema, ti viene posto davanti un aiuto che ti pare del tutto inadeguato, lo scarti… e magari era una soluzione creativa ed efficace, solo che prendeva il problema da una prospettiva nuova e inattesa.

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A Cana c’è un matrimonio, e a quel matrimonio viene a mancare il vino. È un problema: nella cultura semitica – e non solo in quella – come fai a festeggiare senza vino? Un matrimonio che nasce con quell’inghippo è destinato a naufragare nella tristezza.

La madre di Gesù lo fa notare al figlio, e il figlio resiste. Farò dilagare torrenti di gioia sotto il cielo quando sarà il momento, le dice, la mia ora non è giunta ancora. Ma sappiamo, le mamme, se ci si mettono… I servi di casa vanno da Gesù: la signora lì ci ha detto di venire da te.

E nel deserto di quel vuoto di vino Gesù offre una cravatta. Un intervento del tutto fuori contesto: Andate a riempire le giare. Come dire: riempite la vasca da bagno. Quelle giare sono lì per le abluzioni, non contengono acqua da bere. Come se oggi a Messa il sacrestano sussurrasse al prete: Abbiamo finito il vino. Vabbè, riempi l’acquasantiera.

La pagina di Giovanni suggerisce di tenere aperte le porte della vita: lascia alla vita la possibilità di sorprenderti, ai sentieri inattesi di portarti lontano. I servi sono i veri protagonisti del racconto: la fiducia nello sconosciuto rabbino e nella imprevedibilità della vita rendono possibile il dischiudersi delle cateratte della gioia.

Mi vien da pensare che, tanto più in tempi come i nostri e per gente come noi, la preghiera è diventata una cravatta. Nei tempi di deserto, di rarefazione della gioia che attraversiamo, sprofondare nell’ascolto della Parola sepolta, nel silenzioso dialogo con la Presenza che non puoi trattenere, pare una strategia da mentecatti. Come procurarsi una cravatta nel deserto. Come affrontare la mancanza di vino a un matrimonio affrettandosi a riempire la vasca da bagno.

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Ma alle volte le vie per uscire dal deserto sono quelle che paiono improbabili. La vita è sempre all’opera per sorprendere. La Parola del Signore della vita non merita fiducia?

Scoprirlo sempre di nuovo è davvero una grande avventura.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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