La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 1 agosto 2021

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Domenica 1 agosto 2021. X Domenica dopo Pentecoste. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?».
(Mt 21, 12-16)

“A te la musica non piace?” chiede Franz. “No”; dice Sabina. Poi aggiunge: “Magari, se fossi vissuta in un’altra epoca…” e pensa al tempo in cui viveva Johann Sebastian Bach e la musica assomigliava a una rosa fiorita sulla sconfinata landa nevosa del silenzio. Il rumore mascherato da musica la insegue fin dalla prima giovinezza. Quando studiava all’Accademia di Belle Arti doveva passare tutte le vacanze in un cosiddetto cantiere della gioventù. Abitavano in camerate comuni e lavoravano alla costruzione di un’acciaieria. La musica strepitava dagli altoparlanti dalle cinque del mattino alle nove di sera. Lei aveva voglia di piangere, ma la musica era allegra e non si poteva sfuggirle da nessuna parte, nemmeno al gabinetto, nemmeno a letto sotto le coperte, gli altoparlanti erano dappertutto. La musica era come una muta di cani lanciati contro di lei. A quel tempo lei pensava che quella barbarie della musica regnasse solo nel mondo comunista. All’estero, ha scoperto che la trasformazione della musica in rumore è un processo planetario che fa entrare l’umanità nella fase storica della bruttezza totale. La bruttezza si è manifestata dapprima come onnipresente bruttezza acustica: le automobili, le motociclette, le chitarre elettriche, i martelli pneumatici, gli altoparlanti, le sirene. L’onnipresenza della bruttezza visiva non tarderà a seguire.
(M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Sabina è un’artista cresciuta in Cecoslovacchia, sotto il regime comunista. Ha dovuto fare i conti con un’ideologia oppressiva e invadente, che alla musica – che apre al desiderio di verità e libertà – ha cercato in tutti i modi di sostituire il chiasso, lo strepito della “bruttezza acustica”, che deve distogliere dal pensiero, inquinare l’ascolto e ottundere lo spirito. “La musica era come una muta di cani lanciati contro di lei”.

Nel tempio di Gerusalemme Gesù entra per fare spazio alla musica del cuore. La liturgia si è fatta, ai suoi occhi, un groppo tumultuoso di rumori, le grida di chi vende e contratta, il richiamo dei cambiamonete, i versi degli animali sacrificali. C’è frenesia, nella “casa di preghiera”, e baccano. C’è tanta furiosa attività, nessuno spazio per un raccoglimento davanti al Creatore.

Il tempio è come un albero: un fico, ad esempio, con tante foglie e nessun frutto. Io vengo per cercare frutti di fede e preghiera, dice Gesù, e trovo che ci sono solo foglie di tante attività. Il bell’albero è sterile. Ebbene, seccherà dalle radici (ecco perché, la mattina seguente, le sue parole fanno seccare all’istante un fico ricco di tante foglie e nessun frutto: Mt 21,18-22. Quando mette a soqquadro i cortili del tempio sta compiendo l’equivalente della rovina del fico).

Gesù si mette e scacciare i frequentatori del tempio e chi ci lavora, accusandoli di togliere ogni spazio alla preghiera e di rendere il santuario un covo di briganti. C’è una lode segreta che il Padre vuole trarre dal fondo di ognuno, liberandola come acqua di sorgente dal fondo dei cuori. Come il tempio di Gerusalemme ha bisogno di essere sgravato da ciò che ne soffoca il canto segreto, così il cuore di ogni uomo geme soffocando nel tumulto che lo spegne, e aspira a tornare al silenzio che lo nutre.

Lo Spirito liberi in noi spazi di silenzio e di preghiera. E così ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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