Rabbi Aqiba Paradiso Vangelo

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 31 maggio 2020

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Domenica 31 maggio 2020. Domenica di Pentecoste, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi» (Gv 14, 15-20).

Un antico racconto narra che un pagano promise ad un rabbino che si sarebbe convertito al giudaismo se gli avesse concesso di visitare, almeno in sogno, il paradiso giudeo per sapere se gli conveniva. Il rabbino accettò e gli promise di condurlo quella stessa notte. Attraverso sentieri deserti e pieni di fango e buche, in sogno, lo condusse fino ad una piccola casa sperduta, illuminata da una piccola lampada, dove si riusciva appena a scorgere un vecchio macilento, intento alla lettura di un indecifrabile documento. Il rabbino, con emozione ed orgoglio, gli disse: “È rabbi Aqiba, il più grande dei nostri maestri, dopo Mosè. Egli è in paradiso”. Il pagano esclamò: “Mi stai prendendo in giro! Questo paradiso è miserabile! E questo vecchio, che ha studiato per tutta la sua vita, continua a farlo!”. “È così, e questa è la sua ricompensa! Ora egli comprende ciò che legge” (E. J. Hernandez, Le ali della Torah).

I profeti avevano tenuto viva la speranza dei figli di Israele: sarebbe venuto un tempo in cui la Legge sarebbe stata scritta loro in cuore, anziché lasciata desolatamente incisa su tavole di pietra o rotoli di pergamena distanti dall’intimità di ognuno. Solo una Legge incisa nel respiro avrebbe potuto sgorgare, vitale e suscitatrice di vita, dall’uomo. “Ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri […] Una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro signore. Parola del Signore. Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore” (Ger 31, 31-33).

Come rabbi Aqiba, che finalmente comprende nel profondo ciò che per una vita ha cercato di acquisire con poco frutto alla propria ardente intimità, così il fedele amante che si spalanca al dono dello Spirito entra in risonanza con la Parola del Signore della vita. La Parola comincia a respirare il lui. Non più incisa su pietre che lo schiacceranno, quando egli dovesse infrangere quella Legge: scritta invece nella sua carne più profonda, come la ricchezza che lo nobilita e lo introduce all’intimità di Dio. Questo celebra il mistero cristiano della Pentecoste.

Quando lascio che lo Spirito compia in me la sua opera, io finalmente vivo ciò che per tanto tempo ho cercato di imparare. La Legge mi vive in cuore, secondo quanto annunciato da Geremia.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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