La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 6 ottobre 2019

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6 ottobre 2019. VI domenica dopo il martirio di san Giovanni il precursore, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

In questa VI domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista nell’anno C al Vangelo si leggono alcune raccomandazioni di Gesù ai dodici apostoli, le quali costituiscono la parte finale del “discorso missionario”.

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Vangelo della Messa (Matteo 10, 40-42)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Commento
Il capitolo X del Vangelo secondo Matteo costituisce il cosiddetto “discorso missionario”, un insieme di raccomandazioni che Gesù impartisce ai dodici apostoli prima di mandarli ad annunciare il vangelo per le città e i villaggi della Palestina dando loro il potere di scacciare gli spiriti maligni e guarire le persone da tutte le malattie e tutte le sofferenze (Matteo 10, 1). Per la VI domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista dell’anno C, nel rito ambrosiano viene proclamata la conclusione di tale discorso, che riguarda il tema della ricompensa. Poiché tutta la Chiesa è missionaria, e quindi tutti i suoi membri sono chiamati ad annunciare la “buona notizia” (tale è il significato della parola “evangelo”, da cui deriva la parola “vangelo”), le raccomandazioni fatte ai dodici apostoli riguardano tutti i fedeli, sia quelli che annunciano il vangelo nei paesi di nuova evangelizzazione (le “terre di missione”) sia quelli impegnati in questo apostolato nei paesi di vecchia evangelizzazione ed anche tutti quelli che contribuiscono indirettamente all’opera di evangelizzazione con la testimonianza della loro vita cristiana in famiglia, nell’ambiente di scuola o di lavoro, nella vita sociale e persino da come vivono la stessa malattia. Commentiamo ciascuno dei detti del Signore.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Accogliere l’apostolo significa accogliere Gesù e accogliere Gesù significa accogliere il Padre che ha mandato Gesù sulla terra per annunciare la salvezza. I successori degli apostoli sono i vescovi, a partire dal vescovo di Roma che, in quanto successore di Pietro, è vicario di Cristo. Da san Pietro ad oggi l’accoglienza del papa non è mai stata un fatto scontato, anzi lo stesso Pietro e tantissimi altri papi dopo di lui vennero perseguitati e molti di essi morirono martiri. Non tutti i papi furono integerrimi nella loro vita privata, tuttavia anche ad essi non mancò l’assistenza dello Spirito Santo perché non deviassero dalla retta dottrina. Spesso si tratta di non accogliere il magistero del Papa. Questo riguarda anche l’attuale Pontefice, ma ciò che più sconcerta è che chi lo rifiuta è una parte, sebbene minoritaria, degli attuali fedeli cattolici, sostenuti da sacerdoti e da qualche prelato che pretende di possedere la Verità assoluta. Non si tratta di dissensi su alcuni punti dell’insegnamento pontificio (atteggiamento di misericordia, accoglienza dei migranti) ma di un rifiuto di tutto l’insegamento pontificio, che secondo alcuni di loro sarebbe eretico, convinzione che deducono da alcune frasi estrapolate dal contesto e che riguardano i dogmi trinitari o mariani o la Presenza Reale nell’Eucaristia. Addiritura si giunge a dire che Francesco sia un’espressione della Massoneria e stia favorendo un nuovo umanesimo con una religione universale nella quale si diluirebbe anche il culto cattolico, anzi secondo alcuni sarebbe un falso papa illegittimamente eletto o addirittura l’Anticristo predetto dall’Apocalisse e di cui parlano diverse profezie legate a rivelazioni private. Questo atteggiamento è irrazionale, ma è dovuto alla difficoltà di comprendere i cambiamenti introdotti dal Concilio Ecumenico Vaticano II, in quanto queste persone sono rimaste legate alla forma esteriore del culto o ad una presentazione formale del dogma, senza capire che nel corso della storia bimillenaria della Chiesa, essa ha approfondito sempre più l’aucomprensione di se stessa e della propria missione nel mondo, avendo come punto di riferimento obbligato il Vangelo e gli altri scritti neotestamentari. Anche nei confronti del clero spesso non vi è questa accoglienza e alla fine non c’è anche nei confronti dei fedeli (la maggior parte, peraltro) che è rimasta fedele al Papa e ai vescovi uniti con lui.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Questo secondo detto del Signore riguarda l’accoglienza del profeta e del giusto. Profeta non era soltanto l’apostolo, ma era un carisma presente tra i fedeli nelle comunità apostoliche (Prima Lettera ai Corinti 12, 10.29). Tutti i fedeli, comunque, partecipano al sacerdozio di Cristo come profeti, tutti quindi siamo chiamati a parlare come Gesù. Questa profezia non riguarda la predizione del futuro, ma consiste nell’assumere il suo modo di vedere le cose e il suo modo di giudicare: «Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio» (Giovanni, 7, 24). Non un giudizio di condanna dei peccatori, perché solo Dio può scrutare i cuori, ma il discernimento tra il bene e il male. Il giusto è colui che in tutte le cose cerca la volontà di Dio, come piacere a Lui anche senza avere il carisma della profezia.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa. I piccoli evocati qui sono i discepoli che hanno una fede semplice e che va sostenuta anche con gesti di carità, perché la mancanza di carità, specie da parte del clero, può essere di scandalo ai piccoli, cioè a coloro che sono deboli nella fede. Lo scandalo può anche essere quello delle tariffe legate ai servizi religiosi, tariffe che non sono più previste oggi e per le quali il papa Francesco si è indignato per alcuni casi in cui qualche parroco le applica ancora. Lo scorso giovedì, in una riunione di amici mi è stato raccontato questo episodio. Qualche decennio fa, muore una persona in una famiglia povera, il parroco chiede una tariffa di 50 mila lire per il funerale religioso, la famiglia non li ha e si rivolge ad un altro parroco, disponibile a celebrarlo gratis, purché abbia il nulla osta del parroco del defunto, ma questi lo nega. Alla fine, il morto è stato portato al cimitero senza messa funebre e con la semplice benedizione del cappellano del cimitero. Il congiunto del morto ha giurato che non avrebbe più messo piede in una chiesa.

Don Ezio

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