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La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 28 giugno 2020

Una lettura di 3 minuti

Domenica 28 giugno 2020. IV Domenica dopo Pentecoste, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva» (Lc 17,26-30.33)

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
(Mariangela Gualtieri, nove marzo duemilaventi)

In varie occasioni e in diversi modi Gesù sprona chi lo ascolta a non addormentarsi sulle cose e sui giorni. Dice che, con la sua presenza nel mondo, è iniziato qualcosa di nuovo, e che il dono che sta maturando va accolto prontamente. Chi si riconosce povero e affamato è nella disposizione di aprirsi al dono, chi è distratto dalla furiosa occupazione di “fare”, di “stare dentro le cose, tutti fuori di noi”, di “far fruttare ogni ora” senza mai ascoltarla davvero, si perde via e abdica alla sua dignità di invitato alla festa del Regno (ricordate? Quella parabola degli invitati alla festa di nozze del figlio del re… Mt 22,1-14).

Quando si vuol catturare l’immaginazione dell’uditorio è utile metter lì qualche esempio. Gesù tira fuori dallo scrigno delle cose antiche l’immagine dei conterranei di Noè al tempo del diluvio. Tutti “dentro alle cose” del loro quotidiano affaccendarsi, non vedono la catastrofe che incombe su di loro. Il diluvio sta affilando la sua sferza, la collera del Cielo si gonfia su di loro, ma quelli vanno avanti nella stolta inconsapevolezza. Le Grandi Cose li stanno chiamando a conversione, e loro strisciano tra cielo e terra senza alcun sussulto o fremito di riscatto.

“Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo”. Mariangela Gualtieri riflette così su quel lock-down che ancora incombe. Ho riportato l’inizio della sua poesia. È un testo che merita di essere tutto ascoltato in profondità…

Abbiamo bisogno di fermarci. Ora lo sappiamo. Come fare? Ognuno è impegnato ad imparare. Aiutiamoci a trovare il sentiero che ci porta fuori dalla furia.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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