Dino Buzzati, Uno aspetta, Duomo Milano, Vangelo

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 26 luglio 2020

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Domenica 26 luglio 2020. VIII Domenica dopo Pentecoste, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono (Mt 4, 18-22)

“In qualche lontana città che non conosci e dove forse non ti accadrà di andare mai, c’è uno che ti aspetta. In una antica angusta stradetta della sterminata città orientale, là dove si nascondono gli ultimi segreti della vita, giorno e notte resta aperta per te la porta del suo palazzo favoloso; il quale, a chi passi in fretta per la via, può sembrare una casa come tante […]. Tu stenti qui la vita, vai vestito di grigio, perdi già i capelli, i conti alla metà del mese sono penosi. Sei uno dei tanti. Di anno in anno ambizioni e speranze si rattrappiscono […]. Ma laggiù, nella città di cui ignori il nome, un potente signore ti aspetta per toglierti ogni pena: per liberarti dalla fatica, dall’odio, dagli spaventi della notte […]. Ma tu, uomo, non sai. Continui a stentare qui la vita, ti intristisci, le prime rughe si sono formate sul volto, ti lasci ormai portare via dagli anni” (Dino Buzzati, Uno ti aspetta).

Il Mistero di Dio preme per raccontarsi, la Sua pienezza di vitalità incurva le soglie dei momenti di vita quotidiana. Freme del desiderio di donarsi, di incontrare chi lo accolga, suscitando vita e libertà in cuori affamati di spazio. I Vangeli lo raccontano così: lo sconosciuto rabbino di Nazareth, l’uomo in cui respira lo Spirito, varca la soglia della vita dei quattro pescatori di Galilea e rivolge loro l’invito ad andargli dietro. La ricchezza dell’intimità di Dio vuole riversarsi nella vita di quei quattro, e attraverso di loro proporsi a tanti altri sotto il cielo (“Vi farò pescatori di uomini”).

Nel racconto di Buzzati quella misteriosa e debordante ricchezza ci invita da “qualche lontana città”, dalle viuzze della “sterminata città orientale”, ma è solo l’inizio della sua pagina. In linea con il suo stile più consueto, ecco lo scrittore suggerire che il Mistero è in realtà più vicino.

“In qualche lontana terra d’Oriente. Ma potrebbe darsi invece che sia molto più vicino. Forse il signore potente ti aspetta in una delle nostre città che tu conosci. A Napoli, per esempio […]. Ma potrebbe essere più vicino ancora, a non più di cento chilometri, in una cittadina di provincia […]. Ma può essere anche molto più vicino, veramente a due passi, tra le mura della tua stessa casa. Sulla scala, al terzo piano, hai mai notato, a destra del pianerottolo, quella porta senza campanello né etichetta? Qui forse, per agevolarti al massimo, ti attende colui che vorrebbe renderti felice: ma non ti può avvertire”.

Il grande annuncio del Vangelo è che il Mistero del Dio vivente ha fatto il passo, è qui. “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio si è fatto vicino” (Mc 1,13). Nella rete dei pescatori si è fatta presente la Ricchezza della storia. “Colui che vorrebbe renderti felice”, colui che è egli stesso “Buona notizia”, è qui ad invitarti a varcar la soglia della banalità e della sufficienza per entrare nella grande avventura della vita vissuta per davvero. Che cosa farai del suo invito? “Mentre tu leggi queste righe egli forse è di là dalla porta, bada, nella stanza accanto […]. Però tu non lo vedi. Deluso, spegni, sbatti la porta, torni di là, scuoti il capo […]. E così sprechi la vita”.

Nella grande avventura di vivere senza sprecare la vita, di varcare la soglia per accogliere il dono di quell’Uno che ci aspetta, anzi, che sempre di nuovo ci viene incontro, il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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