La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 20 ottobre 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 20 ottobre 2019

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Domenica 20 ottobre 2019. Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli di rito ambrosiano, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

Nella terza domenica di ottobre nel rito ambrosiano si celebra la solennità della Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli di rito ambrosiano. Il Vangelo che viene proclamato mostra come Gesù sia presente e operante nella Chiesa. Nell’anno C si legge il passo del Vangelo secondo Luca con i due esempi dell’albero buono che si riconosce dai frutti e della casa costruita sulla roccia.

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Vangelo della Messa (Luca 6, 43-48)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».

Commento
Ogni chiesa locale celebra la dedicazione della propria chiesa cattedrale nel giorno anniversario in cui fu consacrata. La cattedrale è il segno visibile dell’unità dei fedeli intorno al vescovo che in essa ha, come dice lo stesso nome, la propria cattedra, la sedia (in latino “cathedra”, da cui il lombardo “cadrega”). Dalla cattedra il vescovo esercita il proprio ufficio di pastore del gregge, confermando il popolo nella fede nelle celebrazioni più importanti. Ovviamente il vescovo esercita il proprio ufficio pastorale non solo quando parla dalla cattedra, ma anche con le lettere pastorali che egli invia periodicamente al popolo di Dio, con le visite pastorali alle parrocchie, con i sinodi diocesani che vengono celebrati periodicamente, con le altre riunioni pastorali, con le udienze, con le pubblicazioni, gli incontri, quando amministra i sacramenti, in particolare quelli a lui propri, come le ordinazioni e le cresime. Compito del vescovo è anche il governo della diocesi, provvedendo alle necessità delle parrocchie, vigilando sulla vita religiosa (frati e suore) e sulle scuole cattoliche, come pure amministrare la giustizia (in particolare promuovere le cause dei santi, dirimere le situazioni difficili di sacerdoti e famiglie in crisi), la formazione del clero, la cura delle vocazioni di speciale consacrazione, coordinare le iniziative caritative nei confronti dei vari tipi di bisogno, fatto che comporta anche quello di interessarsi delle vicende politiche.

La Chiesa cattolica celebra in tutto il mondo la dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e madre di tutte le chiese, il 9 novembre di ogni anno. Nel rito ambrosiano si aggiunge con il grado di solennità la Dedicazione del Duomo di Milano che non è quindi solo la festa della dedicazione della chiesa cattedrale per la diocesi di Milano, ma di tutti i fedeli di rito ambrosiano. Infatti, il rito si estende a diverse altre chiese e parrocchie che si trovano nelle diocesi di Lugano, Novara, Bergamo, Casale Monferrato, e che un tempo appartenevano alla diocesi di Milano. Per motivi storici o particolari vi sono nella diocesi di Milano chiese e parrocchie di rito romano, che ovviamente celebrano anch’esse la dedicazione della cattedrale. Il duomo di Milano, nome con cui è nota la cattedrale, è dedicata a santa Maria nascente, fu riconsacrato nel 453 dall’arcivescovo di Milano sant’Eusebio, dopo che gli Unni avevano devastato l’antica chiesa. Nella terza domenica di ottobre del 1418 il papa Martino V consacrò il nuovo altare maggiore del duomo e proprio in ricordo di quell’avvenimento fu fissata la data della celebrazione annuale della dedicazione, che non cade quindi sempre nel giorno anniversario, ma di domenica, in modo da facilitare la partecipazione dei fedeli alla liturgia. Il 20 ottobre 1577 l’arcivescovo san Carlo Borromeo consacrò l’attuale duomo, mantenendo la terza domenica di ottobre come ricorrenza annuale della solennità. Quest’anno la terza domenica di ottobre coincide con il giorno anniversario. Con il decreto dell’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi del 20 marzo 2008, con cui entrò in vigore il nuovo calendario liturgico del rito ambrosiano, alla solennità che era detta della “Dedicazione della Chiesa Cattedrale” fu dato l’attuale nome di “Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa madre di tutti i fedeli di rito ambrosiano”.

L’edificio della chiesa non deve farci dimenticare che il termine “chiesa” indica in primo luogo la comunità cristiana, che è una assemblea di “convocati”, come indica il termine greco “ekklesìa”, che deriva dal verbo “ekkaléo”, che significa “io chiamo”. La comunità cristiana è chiamata a vivere il vangelo di Gesù Cristo e a portare buoni frutti. Questi frutti dipendono dall’impegno dei singoli fedeli. Gesù ci dice nel Vangelo di questa solennità che come un albero buono dà frutti buoni, così dal cuore buono di un uomo non può che scaturire il bene e questo si capisce già dal suo modo di parlare. Il divino Maestro ci dice che l’atteggiamento giusto del cristiano non è quello di chi chiede sempre cose al Signore (“la preghiera parolaia”, come diceva il compianto padre Andrea Gasparino di Cuneo), ma quello di ascoltare gli insegnamenti di Gesù e di metterli in pratica. Il paragone dell’uomo che costruisce la casa sulla roccia che resiste alla piena dei fiumi riguarda la fede che non si perde se ha come fondamento la parola di Dio e non un vago sentimento religioso che può venir meno nel momento in cui capitano quegli accadimenti tristi che molti chiamano con il termine pagano di “disgrazie”, attribuendo a Dio insensibilità nei confronti delle necessità degli umani. Una fede si può “perdere” perché in realtà non è una vera fede.

La festa della dedicazione della cattedrale è l’occasione per sentirci tutti più fratelli di una stessa chiesa locale e non limitata alla parrocchia, spesso oggi non più autosufficiente, anche per la scarsità delle vocazioni sacerdotali. Quante volte si sente la lamentela che il vescovo non provvede alla nomina di un parroco da parte di chi non segue le vicende della Chiesa, non si avvede della scarsità delle vocazioni e poco si impegna come fedele a darsi da fare per la propria parrocchia. Le unità pastorali o comunità pastorali, che comprendono più parrocchie di una data zona, sono state istituite in questi decenni per mettere a disposizione di un territorio più ampio i propri carismi a partire dai sacerdoti, per cui non c’è più il sacerdote tuttofare, ma quello che si occupa dei giovani, quello che si occupa dei fidanzati, quello che segue gli anziani, quello che organizza la catechesi. In questa visione di chiesa trovano spazio il ruolo dei diaconi, dei religiosi e dei fedeli con i loro carismi a vantaggio di tutti e che maggiormente possono essere valorizzati.

La festa della dedicazione del Duomo di Milano è anche l’occasione per sentirci uniti all’arcivescovo di Milano, non solo come vescovo della diocesi per chi vi fa parte, ma anche come capo del rito ambrosiano. Preghiamo per l’attuale arcivescovo Mario Delpini. Molti non sanno neppure il nome del proprio vescovo, altri, all’opposto, lo sanno fin troppo e, nel caso dell’attuale arcivescovo, lo attaccano perché è fedele al Papa e al Concilio Ecumenico Vaticano II.

Don Ezio

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