La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 2 maggio 2021

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Domenica 2 maggio 2021. V Domenica di Pasqua. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».
(Gv 17, 1b-11)

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“C’è qualcosa di grandioso in questa idea della vita, con le sue infinite potenzialità, originariamente infuse dal Creatore in pochissime o in una sola forma; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare seguendo le immutabili leggi della gravità, da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi”.
(C. Darwin, L’origine delle specie)

Sono le parole che chiudono il grande scritto di Darwin, pubblicato nel 1859 e destinato a scatenare un terremoto nella civiltà occidentale. Giovane appassionato di geologia, era partito più di trent’anni prima per una ricognizione delle coste del sud-America, in un viaggio che lo avrebbe portato in realtà a circumnavigare il mondo. Da quell’esplorazione era tornato con materiali, esperienze e molte domande aperte. Negli anni successivi, aiutato dagli esperti dei vari campi del sapere scientifico cui aveva chiesto aiuto per interpretare i dati raccolti, aveva gradualmente maturato l’immagine di una vita in continua evoluzione. Aveva preso forma in lui l’intuizione di una nuova “idea della vita”, grandiosa ed entusiasmante, e anche contrastata da chi si aggrappava ad una visione più statica della realtà delle cose.

Anche Gesù ha una grandiosa idea della vita. E anche lui ha conosciuto la fatica di farsi capire. Nella preghiera che attraversa il capitolo 17 di Giovanni, mentre è a tavola con i discepoli nell’ultima cena, il Maestro si impegna ad allargare i confini della concezione che dell’esistenza hanno i suoi. “Padre, glorifica il Figlio […] perché egli dà la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. La vita diventa piena quando conosce l’Amore fatto carne in Gesù, e in quella presenza umana riconosce l’unica verità determinante: che Dio il Padre è affidabile, e non tralascia di compiere la sua opera nel mondo.

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L’opera di Dio è di dare la vita, e di darla in abbondanza. Nel racconto di Giovanni, quando Gesù ha guarito un paralitico i suoi detrattori l’hanno attaccato a motivo di quell’opera buona, compiuta in giorno di sabato. Gesù aveva risposto: “Il Padre mio opera sempre, e anche io opero […] Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” (Gv 5, 17.21). Dio semina vita senza distrarsi, senza stancarsi: “è sempre sul lettino della partoriente” (Meister Eckhart). È assurdo pretendere di mettergli limiti, tanto più in nome di un’ideologia religiosa: l’Amore genera e accompagna la vita “anche in giorno di sabato”. L’Amore è incontenibilmente dinamico.

Quando Darwin pubblicò “L’origine delle specie” un intero immaginario religioso fu messo alla prova. Darwin immise la dinamica del tempo in una visione della creazione molto statica. In questo senso fu un terremoto. Benedetto terremoto.

C’è davvero “qualcosa di grandioso in questa idea della vita”: che si trasforma, cerca il suo sentiero per esprimersi, per fiorire e maturare fin dalle radici, e non si arrende ad esser meno che se stessa. Il Signore della vita è impegnato ad accompagnare le sue creature fino al meglio di se stesse, dentro le tortuosità di un’esistenza che è sempre canto e travaglio insieme, sofferenza e gioia, debolezza e vigore, impegno ed errore, caos ed amore.

E siamo tutti impegnati ad imparare la difficile arte di vivere davvero, di vivere in modo che la vita sia “eterna”, e niente di meno. È un’entusiasmante avventura, nella quale il Signore ci accompagna.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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