La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 2 giugno 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 2 giugno 2019

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2 giugno 2019. Settima Domenica di Pasqua, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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In questa settima Domenica di Pasqua dell’anno C, nel rito ambrosiano si celebra la Domenica dopo l’Ascensione, in quanto nel calendario liturgico generale della Chiesa ambrosiana l’Ascensione si celebra il 40° giorno del Tempo di Pasqua. Così è anche nel rito romano, ma in Italia (dal 1975) e in altri Paesi l’Ascensione non è riconosciuta come festa a livello civile, per cui la solennità nel rito romano è stata trasferita alla domenica successiva. Nel rito ambrosiano, invece, l’Ascensione si celebra comunque il giovedì ed è consentito riprendere la celebrazione per motivi pastorali nella domenica successiva. Questa occorrenza non vale per le parrocchie ambrosiane del Canton Ticino, dove l’Ascensione è tuttora festa riconosciuta. In questa sede commentiamo il Vangelo dell’Ascensione.

Vangelo della Messa dell’Ascensione (Luca 24, 36b-53)
In quel tempo. Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Commento
San Luca conclude il suo Vangelo con l’episodio dell’ascensione del Signore. Questa è descritta con più particolari nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, che sono opera dello stesso Luca. In Atti 1,3 è precisato che l’ascensione avvenne il quarantesimo giorno dalla risurrezione di Gesù. Va precisato che il numero quaranta indicava per gli ebrei un tempo abbastanza lungo, non ben precisato, ma nulla vieta di pensare che l’ascensione sia effettivamente avvenuta il quarantesimo giorno dalla risurrezione.

In realtà, questa è l’ascensione che i discepoli hanno visto con i loro occhi e segna soltanto la fine delle apparizioni pubbliche di Gesù. Nel corso dei secoli ci saranno altre apparizioni di Gesù, ma si tratta di apparizioni private, come ad esempio quelle del Sacro Cuore, che nulla aggiungono alla Rivelazione che si conclude con la morte dell’ultimo apostolo, san Giovanni. La prima e più importante ascensione avvenne la mattina stessa di Pasqua, quando Gesù risorto salì al Padre, come disse Egli stesso apparendo alla Maddalena (cfr. Giovanni 20,17). Con quella prima ascensione avvenne la glorificazione di Gesù ed essa rappresenta l’ultimo aspetto del mistero pasquale, espressione che designa l’evento di salvezza costituito dalla passione, morte, discesa agli inferi, risurrezione e ascensione al Cielo di Gesù.

In quei quaranta giorni Gesù apparve molte volte. Nella conclusione del suo Vangelo, san Luca riporta un’apparzione nel Cenacolo che corrisponde a quella che san Giovanni pone alla sera stessa di Pasqua (Giovanni 20,19-23). Gesù si fa riconoscere come persona viva mostrando le sue piaghe e mangiando. Seguono le istruzioni che Gesù dà ai discepoli relativamente al significato della sua passione e risurrezione annunciata dalla sacra Scrittura, cui farà seguito la predicazione nel suo nome per la conversione e il perdono dei peccati, a partire da Gerusalemme, ed infine l’annuncio dell’invio di una potenza dall’alto che sarebbe avvenuto in Gerusalemme, per cui i discepoli sono invitati a non allontanarsi dalla città. Questa potenza è data dallo Spirito Santo, che però qui non viene menzionato esplicitamente. Evidentemente il redattore, san Luca, non vuole anticipare quanto egli estesso descriverà negli Atti (2,1-11).

L’ascensione è descritta bevemente nei tre versetti 50-52: viene collocata in Betania e produce molta gioia nei discepoli, quella stessa gioia che avevano provato nell’aver visto il Risorto nel Cenacolo. All’ascensione la gioia non è più come quella dell’apparizione nel Cenacolo, dove gli Apostoli erano contenti e stupefatti per la presenza del Signore: si tratta della gioia dell’ormai raggiunta consapevolezza di essere stati testimoni di un evento di salvezza che non ha eguali nella storia dell’Umanità. Questa gioia porta all’adorazione (v. 52) nonché alla lode e al ringraziamento (v. 53).

Questo Vangelo ci indica che la cosa più importante dell’evento dell’ascensione non sta nel fenomeno, quanto nell’impegno della predicazione del Vangelo della misericordia, che dovrà caratterizzare l’apostolato dei discepoli chiamati a continuare l’opera di salvezza.

Applicazioni
Quanto Gesù dice ai discepoli vale anche per noi che ne continuiamo l’opera nel tempo. Il cristiano deve dare testimonianza che Gesù è risorto, e non l’idea di appartenere ad un’organizzazione terrena che si intriga della politica ed è piena di soldi. Non è vero, ma molti pensano così, anche per la debolezza della fede che provano pur partecipando alla Messa festiva. Ricordo che una mia cugina, negli incontri che avevo con lei, ripeteva spesso il dubbio sulla vita nell’aldilà. Orbene, anche i santi possono avere avuto dubbi di fede, ma questi dubbi devono essere superati con l’atto di fede, altrimenti non ha alcun senso la vita cristiana.

Il cristiano è chiamato ad esprimere la gioia della fede, che è la gioia di sapere di essere amati dal Signore, consapevoli che Egli vuole la nostra felicità e non che ci rattristiamo per tutti i mali di questo mondo e per quelli all’interno della Chiesa. Certamente, dobbiamo combattere con ogni mezzo il male, ma il male non ci deve rendere tristi, altrimenti facciamo il gioco del Maligno. Questo vale per tutti, in particolare per coloro che sono convinti che il male risieda nell’attuale Pontefice. Uno dei criteri per dire che non sono sulla retta via è la mancanza di gioia che rivelano quando parlano.

L’Ascensione è una festa tipicamente missionaria e la missione che Gesù ha lasciato ai discepoli, e quindi anche a noi, è quella di annunciare a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati. Negli Atti degli Apostoli, i discepoli predicheranno proprio questo, fedeli al mandato ricevuto. Questa fondamentale missione della Chiesa è stata sottolineata dall’attuale Pontefice che ha detto più volte che il compito della Chiesa è quello di essere un “ospedale da campo”, dove si curano le ferite, e non quello di dare norme nel momento della difficoltà.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico “L’Azione” e per il telegiornale dell’emittente cattolica Tele Basso Novarese. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa Madre di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Cristo risorto, XV-XVI sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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