Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Chi aveva ragione. Commento al Vangelo del rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.
✠ Vangelo
Gv 5,21-29
“Io non lo so
chi c’ha ragione e chi no”
Liga, Jova, Pelù, il mio nome è mai più, 1999
Quest’anno la commemorazione di tutti i fedeli defunti cade di domenica e quella celebrazione che spesso passa un po’ sotto traccia, quasi sovrastata dal ricordo gioioso di “Tutti i Santi”, acquista un rilievo maggiore.
Ho fatto caso a una cosa: che sebbene ricordare tutti i defunti ci faccia guardare con fede e speranza alla risurrezione, il giorno che li commemora è comunque un giorno un po’ triste, che non suscita certo in noi la gioia festosa della Pasqua. Per i Santi invece questa gioia un po’ salta fuori, ed è bello contemplare la loro schiera, in quella “comunione dei santi” che ce li fa immaginare stretti stretti intorno a Gesù, accanto a Dio Padre e nello Spirito Santo.
Proprio così: fermarsi su “tutti i defunti”, benchè si precisi che la giornata è dedicata a quelli che abbiamo chiamato “fedeli”, è un po’ come sostare in un purgatorio, dove la gioia definitiva non è ancora cosa raggiunta, e la risurrezione di gioia è ancora lontana.
Ho cercato di spostare un po’ la mia attenzione, per fermarmi invece con speranza anche su parole difficili come quelle che il Vangelo di oggi propone: “Viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna”.
Non possiamo espungere la parola “condanna” dal Vangelo, come se Gesù non l’avesse mai pronunciata, ma questo non ci deve far dubitare mai della salvezza, anche del peccatore – come si suol dire – “più incallito”.
Mi è molto caro un passaggio dell’omelia di Carlo Maria Martini in occasione del suo 25esimo anniversario di ordinazione presbiterale in cui commentava l’Ascensione di Gesù:
«Il Signore verrà, per giudicare e rendere a ciascuno secondo le sue opere. Si dice che nel mondo c’è molto relativismo, che tutte le cose sono prese come se valessero allo stesso modo, ma c’è anche un relativismo cristiano, che è il leggere tutte le cose relative a questo momento nel quale tutta la storia sarà palesemente giudicata. E allora appariranno le opere degli uomini nel loro vero valore: il Signore sarà giudice dei cuori, ciascuno avrà la sua lode da Dio. Non saremo più soltanto in ascolto degli applausi e dei fischi, delle approvazioni o delle disapprovazioni, ma sarà il Signore a darci il criterio ultimo definitivo delle cose. Si compirà il giudizio sulla storia, si vedrà chi aveva ragione. Molte cose si chiariranno, si illumineranno, si pacificheranno, anche per coloro che in questa storia ancora soffrono, ancora sono avvolti nell’oscurità, ancora non capiscono il senso di quello che sta loro avvenendo».
(Carlo Maria Martini, Duomo di Milano, 8 maggio 2008).
Mi piace molto questo concepire il “Giudizio” come approvazione o condanna non delle persone, ma dei criteri con cui si è vissuti e delle opere che sono state compiute, perché “si vedrà chi aveva ragione”, al di là dei fischi o degli applausi del mondo.
La risurrezione di vita sarà quella che accompagnerà il bene che abbiamo compiuto, mentre la risurrezione di condanna accompagnerà le opere del male che nel mondo sembravano sacrosante verità, ma che non reggeranno in eterno.
E le persone? E i “fedeli” defunti che però fedeli non lo sono stati sempre? E noi?
Mi conforta che Martini non parli di condanna, ma soltanto di lode, per chi se la merita: “Ciascuno avrà la sua lode da Dio”. Perché se il male finirà, non finiranno le creature che Dio ama.
Questa la nostra speranza e questo il motivo di gioia che può avvolgere anche questo giorno.
Don Alessandro
Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.
© Vuoi riprodurre integralmente un articolo? Scrivimi.
