Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 15 marzo 2020

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Domenica 15 marzo 2020. III Domenica di Quaresima, Anno A. Domenica di Abramo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? ». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio (Gv 8, 31-59).

«Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali […]. I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla» (Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo).

Il principe Fabrizio Corbera di Salina, il Gattopardo, cerca di spiegare al suo interlocutore il mistero di un cuore assopito. Quello che lui, siciliano, racconta delle genti di Sicilia, vale in certo modo per ogni figlio di Adamo. Siamo tutti addormentati, reticenti ad essere svegliati.

Nella tradizione biblica, le grandi voci profetiche cercano di destare alla vita e a nuova consapevolezza il popolo indurito e neghittoso. Gesù è, nella pagina di Giovanni, la voce profetica impegnata a riscuotere dal sonno mortifero i figli del suo popolo. Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno, cosa vai blaterando di libertà da ottenere? Non abbiamo bisogno di essere liberati. La loro vanità è più forte della loro miseria, spiega il principe Fabrizio. Gesù avrà certo avuto occasione di pensarlo di chi gli stava davanti.

Attraversiamo (la gran parte di noi) giorni di forzata reclusione. Ci sentiamo un po’ prigionieri, anche se lo accettiamo con pieno senso di responsabilità. Ma ci sono vincoli meno evidenti e più profondi che ci trattengono dalla gioia di chi si muove libero sotto il cielo. Gesù parla di “peccato”, una forza misteriosa che ha a che fare con la negazione dell’amore, inoculata da colui che “era omicida fin dal principio”.

C’è un veleno che ci irrigidisce, ci rende diffidenti ad accogliere e a far circolare il nostro capitale di vitalità, amore e compassione. Il primo passo per guarire è riconoscere che abbiamo bisogno di essere liberati. “Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”.

Il virus che ci vessa è un dato di fatto da affrontare, tramonterà e ci lascerà in eredità quel che avremo saputo imparare. “La tristezza individualistica che scaturisce da un cuore comodo e avaro”, come la chiama papa Francesco all’inizio di Evangelii Gaudium, è la malattia che non tramonta, e con cui siamo e rimarremo impegnati a lottare.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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