La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 19 luglio 2020

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Domenica 19 luglio 2020. VII Domenica dopo Pentecoste, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi» (Lc 13, 22-30)

Avvicinandomi, notai che in vari punti, proprio a ridosso delle mura, c’erano degli accampamenti: tende miserabili, tende medie, tende da ricchi signori a forma di padiglione, sormontate da bandiere.
“Chi sono?” io chiesi. E Magalon spiegò: “Sono coloro che sperano di entrare e bivaccano dinanzi alle porte”.
“Ah, ci sono delle porte?”
“Ce ne sono di moltissime, di grandi e di piccole, forse più di cento, ma è tanto vasto il perimetro della città che tra l’una e l’altra corre una notevole distanza”.
“E queste porte, quando le aprono?”
“Le porte non vengono aperte quasi mai. Però si dice che alcune si apriranno. Stasera, o domani, o fra tre mesi, o fra cinquant’anni, non si sa, è appunto qui il grande segreto della città di Anagoor”.
(Dino Buzzati, Le mura di Anagoor, in Sessanta racconti)

Nel ventre sabbioso del grande deserto, il viaggiatore incuriosito dalle notizie sull’esistenza della misteriosa città di Anagoor si avventura una mattina prima dell’alba, scortato dalla guida indigena che gliene ha parlato. Dopo lunghe ore di macchina, eccoli lì, davanti alle immense mura della città. Sarà abitata? Nessun suono, né grido, né segno di vita dall’interno, se non, in rari crepuscoli, qualche filo di fumo. C’è che dubita che sia davvero abitata.

C’è chi sente il Mistero di Dio come il turista del racconto di Buzzati percepisce la città di Anagoor: ci si trova davanti a qualcosa di smisurato, e forse di inaccessibile. Le porte della città sono chiuse, come il Mistero di Dio è muto, e le Sue mani serrate. C’è solo, dice qualcuno, da aspettare che qualcosa accada, che una soglia si schiuda, un varco si spalanchi, per potercisi infilare. O magari si dovrà cercare il modo di forzare l’ingresso…

Nella prospettiva di Gesù, la porta di Dio è spalancata. Gesù considera se stesso la porta aperta del Mistero. Chi vuole può entrare. Anagoor accoglie con gioia. Non c’è da esibire altro che il proprio desiderio di essere accolto. In molto modi e con varie immagini, nelle pagine dei Vangeli, il Maestro ritorna sul tema e si dà da fare per convincere i discepoli della irrevocabilità della disponibilità del Padre.

Se le porte risultano chiuse, dice Gesù, è per riflesso della chiusura vostra. Se in quel giorno il padrone di casa dovrà tristemente ammettere “Non so di dove siete”, sarà perché non ve ne siete mai lasciati davvero incontrare. “Ma abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”, direte voi. Sì, ma non avete mai accettato di mangiare dal mio piatto, né mi avete offerto il vostro, e le vostre piazze erano tanto grandi, proprio per tenervi a distanza da me.

Gesù esorta a sforzarsi di entrare dalla porta stretta. È l’indicazione chiara a non considerare l’ingresso nel Mistero come un dinamismo ovvio, come qualcosa di scontato. Qualcosa vi trattiene, dice Gesù. Si può arrivare alla grande Anagoor e poi starsene fuori dalle mura. Che cos’è questo “sforzo” di cui parla il Maestro? Il Vangelo ne indica uno solo: “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”. L’unico impegno è di liberarsi dell’ingombro che ostacola il passaggio. Quel che gonfia va abbandonato.

Nel racconto di Buzzati, il protagonista, desolato, se ne va. “In quanto a me, io ho aspettato quasi ventiquattro anni fuori delle mura. Ma la porta non si è aperta. E adesso me ne torno al mio paese. I pellegrini dell’attendamento, vedendo i miei preparativi, scuotono il capo: Eh, amico, quanta furia! dicono. Un minimo di pazienza, diamine! Tu pretendi troppo dalla vita”.

Non è il tempo a renderci capaci di accogliere il dono. È la qualità del cuore a poterlo fare. E la qualità del cuore, dice Gesù, dipende dalla sua disponibilità a lasciarsi accogliere dal Mistero, lasciando cadere sulla grandi sabbie della vita tutto ciò che impaccia il cammino sotto il cielo.

Nella grande avventura verso Anagoor il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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