La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 15 dicembre 2019

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Domenica 15 dicembre 2019. V Domenica di Avvento, Anno A. Il Precursore. Commento al Vangelo, di don Paolo Alliata.

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Cari lettori, care lettrici,
con il santo Natale alle porte, come anticipato riprende l’appuntamento con la rubrica “La Parola, la Chiesa, il mondo”. Ci accompagnerà con il suo stile don Paolo Alliata, al quale diamo il benvenuto e del quale potete leggere una breve biografia in calce al commento al Vangelo di questa domenica. Se Natale è incontro di Cristo con l’umanità, nulla è estraneo a Lui, salvo il peccato: anche la letteratura, dunque, porta traccia della sete di Dio che è nell’uomo.

Simone M. Varisco

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Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. […] Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato (Gv 1,6-8.15-18).

«Penso che se la belva che dorme nell’uomo si potesse fermare con una minaccia, la minaccia della prigione o del castigo d’oltretomba, poco importa quale, l’emblema più alto dell’umanità sarebbe un domatore da circo con la frusta, e non un profeta che ha sacrificato se stesso. Ma la questione sta in questo, che, per secoli, non il bastone ma una musica ha posto l’uomo al di sopra della bestia e l’ha portato in alto: una musica, l’irresistibile forza della verità disarmata, il potere d’attrazione del suo esempio» (Boris Pasternak, Il dottor Zivago).

Se c’è un uomo che Gesù ha ammirato fin nel profondo, questi è Giovanni il Battista. È probabile che Giovanni sia stato, per qualche tempo, il vero e proprio maestro di Gesù. Ma i due hanno anche tratti dissonanti.

Giovanni è il domatore da circo, il bastone della minaccia. Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di scampare all’ira che incombe? C’è in mezzo a voi uno che non conoscete, è già qui, pronto a far piazza pulita della pula del popolo, per liberarne il buon grano. Viene come un uragano di fuoco, con il piglio del taglialegna che si fa largo nella foresta, abbattendo gli alberi che non portano frutti di buone opere! Attenti a voi! (cfr. Mt 3,7-12; Gv 1,26).

Gesù è la musica che attira, «l’irresistibile forza della verità disarmata», dice Pasternak. È la pienezza da cui tutti siamo attratti. Non si tira indietro dall’usare parole forti, se ha da aprire gli occhi a chi ha il cuore duro. Ma più spesso elabora racconti per suggerire la bellezza di una vita spalancata.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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