V Domenica dopo Pentecoste. La porta del Regno. Commento al Vangelo del rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.
✠ Vangelo
Lc 13, 23-29
It’s gettin’ dark, too dark for me to see
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door
Bob Dylan, Knocking on heaven’s door (1973)
Quinta domenica dopo Pentecoste. Rito ambrosiano. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Nel 1973 a Bob Dylan venne chiesto di contribuire alla musica del film “Pat Garret & Billy the Kid”, che aveva al centro la storia di due amici, un bandito e un cacciatore di taglie, che si trovano ad inseguirsi a vicenda in un mondo senza legge.
Dylan non compone la colonna sonora, ma scrive due strofe di una canzone destinata a rimanere nella storia, che coglie la prospettiva dello sceriffo colpito dai banditi, che nell’ora della morte si sente vicino alle porte del paradiso.
Quella della porta del paradiso, o più precisamente “del regno dei cieli” è un’immagine che Gesù usa più volte; dice per esempio a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli”; ma dove si trova questa porta? Ovvero, dove e quando – dal punto di vista dei Vangeli – si “entra” nel regno dei cieli?
Se è vero che il paradiso ci accoglierà dopo la nostra morte (ma il termine non ricorre mai neanche una volta nel Primo Testamento e solo una volta nei Vangeli, ovvero quando Gesù promette la salvezza al ladro pentito), la porta del Regno di Dio non sta in paradiso ma si apre su questa terra ed è una porta stretta, dunque poco ergonomica e difficile da praticare.
Un architetto che dovesse progettare un varco dal quale ci si augura che tutti possano passare avrebbe allargato la distanza tra i battenti e reso la porta larga e facile da attraversare. Invece no: entrare nel regno dei cieli è difficile e richiede la fatica di una postura che non è naturale, ma va acquisita. Potremmo dire che il regno dei cieli “è” una postura, ovvero un modo di abitare la terra, che è quello di Cristo.
Allora ci troveremo sì a bussare alla porta del paradiso, ma quella porta sarà grande come la misericordia di Dio, suppongo. Per ora, siamo davanti a un’altra porta, stretta come il crinale su cui danza Gesù, mentre ci mostra che il regno di Dio, se solo lo vogliamo, è già in mezzo a noi.
Don Alessandro
Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.
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