Giubileo: un logo fra storia, Natale e misericordia

Marko Ivan Rupnik, Cristo buon pastore, logo del Giubileo della misericordia
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Variante di una delle immagini più antiche del Cristianesimo quella scelta per rappresentare il Giubileo. Fra storia, Natale e misericordia. Con tre occhi, è il caso di dire, alla tradizione orientale.

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Giubileo della misericordia: la rivoluzione della memoria

Giacomo Conti, La parabola del Buon Samaritano, seconda metà dell'Ottocento, Messina, Chiesa della Medaglia Miracolosa.
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È il Giubileo delle novità, ma soprattutto del recupero della memoria quello che si inaugurerà l’8 dicembre e che vivrà il prossimo 29 novembre un’anticipazione, con l’apertura della Porta Santa alla cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana e luogo-simbolo di uno dei Paesi al mondo più martoriati dai conflitti.

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La Sacra Cintola, fra devozione popolare, Chiesa illuminata e Sinodi

Filippo Lippi, Madonna della Cintola, 1455–65, Prato
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La Sacra Cintola custodita nel duomo di Prato è da secoli al centro della devozione, ma anche di accese opposizioni e di rivolte popolari e ancora oggi simbolo della contrapposizione di due interpretazioni della religione.

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Giordania e Santa Sede. Expo di carità, panettoni e turismo

Giordania. Profughi Siria e Iraq
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Si moltiplicano anche negli ultimi giorni dell’Expo le iniziative della Santa Sede in favore dei profughi in Giordania. A loro verranno presto devoluti i 100 mila euro raccolti in questi mesi, ai quali si aggiungerà il ricavato della distribuzione di panettoni natalizi prevista per domani. Mentre l’ente per il turismo giordano guarda a papa Francesco.

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Sipario sull’Expo. «Non dimentichiamo la parabola del chicco di senape». Intervista a don Giuseppe Vegezzi

Bilancio sull'Expo. Intervista a don Giuseppe Vegezzi, decano di Rho
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Nella generale trasformazione delle iniziali perplessità in euforico orgoglio nazionale cui si è assistito in questi mesi, presenze come quella della Santa Sede e di altre realtà quali Caritas e Casa Don Bosco, hanno costituito elementi di chiarificazione e discontinuità rispetto al resto dell’Expo di Milano. «Sicuramente un piccolo seme in un grande marasma. È stato importante che la Chiesa sia stata presente con questi luoghi, che in un certo senso andavano un po’ contro corrente», sottolinea don Giuseppe Vegezzi, decano di Rho, territorio che ha fisicamente accolto l’Expo.

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