Nigeria. La Chiesa ferita, la Chiesa viva

Nigeria. La Chiesa ferita, la Chiesa viva

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Nella Nigeria che sanguina e brucia c’è una Chiesa viva e al passo con le sfide del nostro tempo, sempre più importante per l’oggi e il domani della Chiesa universale. Con una passione per la liturgia.


La Nigeria è un Paese in transizione. Da un lato una società d’impronta tradizionale, plasmata da valori antichi di millenni e talvolta dalla permanenza di legami con i culti tradizionali africani. Dall’altro dinamiche di modernizzazione repentina, comuni all’intera Africa subsahariana, con esiti spesso alienanti. «Norme politiche e culturali che trasmettono ideologie e un laicismo aggressivi, intolleranti e distruttivi di culture e soprattutto della fede»: così nel 20131 il cardinale guineano Robert Sarah, dal 23 novembre scorso prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Della Nigeria il mondo guarda quasi esclusivamente allo stato di conflittualità religiosa o all’ingenza dei flussi migratori diretti verso l’Europa. Per quanto siano questioni di primo piano, esse non possono oscurare le profonde trasformazioni in atto in uno dei Paesi più vitali, anche religiosamente, dell’intero continente africano.

È innegabile che in una Nigeria che «sanguina e brucia»2 la violenza di gruppi islamici radicali, come Boko Haram o i seguaci di Mohammed Marwa “Maitatsine” (controverso predicatore islamico attivo negli anni Settanta) sia in costante aumento. «Venti Paesi sono stati identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, in quanto in essi la libertà religiosa non esiste»3: fra questi la Nigeria, teatro di un «peggioramento significativo»4 delle condizioni rispetto all’anno precedente. «L’oppressione dei cristiani è palese, soprattutto negli Stati settentrionali di Bauchi, Kano, Borno, Adamawa, Gombe, Kaduna, Katsina»5.

Nonostante le persecuzioni, però, in Nigeria il numero di cristiani è in aumento, come del resto nell’intera Africa, dove si sta assistendo anche ad un più generale fenomeno di recupero della religiosità. Con una popolazione stimata al 2013 in oltre 168 milioni di persone, in Nigeria la maggioranza religiosa percentuale è contesa fra cristiani (49,3%) e musulmani (48,8%), con restanti percentuali minime per gli aderenti ai culti animisti tradizionali (1,4%) e i non affiliati (0,4%)6. La popolazione cattolica, stimata nel 2011 in oltre 20 milioni di fedeli, si articola su 56 diocesi e costituisce il 24,9% della popolazione cristiana totale. Particolare diffusione stanno registrando in Nigeria i nuovi movimenti pentecostali, con un significativo aumento degli aderenti sin dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso.

Il notevole dinamismo religioso non ha mancato di coinvolgere anche la Chiesa cattolica che vive in Nigeria, da anni fautrice di un processo di emancipazione da logiche di stampo kiplinghiano a favore di una identità interiorizzata, tanto al suo interno quanto in sempre più nutriti settori del mondo culturale, sociale, economico e politico della Nigeria e di ampie porzioni del continente africano. «I Paesi occidentali ci hanno abituato all’instabilità delle loro idee e alla costruzione di ideologie alienanti e passeggere come furono il marxismo e il nazismo. L’esportazione delle loro ideologie nel corso della storia ha da sempre causato gravi danni all’umanità. Il pensiero africano non può lasciarsi colonizzare di nuovo», spiega il cardinale Sarah7. Un colonialismo informale e subdolo, tutt’altro che appartenente al passato, che non ha mancato di coinvolgere gli stessi africani, spingendoli ad adattarsi a stereotipi d’importazione e che ha condotto molti sacerdoti ad alienarsi dalla propria cultura, sino a giungere a «vivere in uno stato molto insicuro, indossando perennemente una maschera»8, oppure a cadere nell’insidia del sincretismo, non solo rispetto ai culti tradizionali africani, ma anche riguardo a taluni apporti occidentali difficilmente conciliabili con il Cristianesimo.

Pensare alla Chiesa nigeriana – o africana in genere – come pregiudizialmente chiusa o ignara di fronte ad un mondo in rapida trasformazione sarebbe un errore. «Aborto, eutanasia, matrimonio cristiano, studi sulle donne, cura pastorale ai malati di HIV/AIDS, insegnamento sociale della Chiesa, ministero verso i giovani, pratica liturgica»9, sono solo alcuni degli argomenti allo studio nell’agenda della Conferenza dei vescovi cattolici della Nigeria, ai quali si affiancano da anni «bioetica, clonazione, intelligenza artificiale, il nuovo universo in espansione, problemi ambientali, urbanizzazione, impatto della modernità e significato della globalizzazione, impatto e attrazione delle nuove sette e dei nuovi movimenti religiosi, i valori dell’Islam, l’enfasi internazionale sui diritti umani e la democrazia, uso dei nuovi mezzi di comunicazione»10. Un programma d’indagine ampio ed ambizioso, in grado di fare invidia a quello di molte Chiese inserite in contesti socio-economici popolarmente ritenuti più aperti alle istanze della modernità.

L’attenzione alle sfide offerte dall’odierno scenario globale si nota anche nell’accento posto sulla formazione dei futuri sacerdoti, che sia il più possibile integrale, «umana, spirituale, intellettuale e pastorale»11, nonché orientata ad uno «stile di vita semplice, libero da ostentazione e vanità»12. In questo senso la Chiesa nigeriana può contare su alcuni luoghi formativi di spicco, come l’Istituto cattolico dell’Africa occidentale di Port Harcourt e l’Università cattolica della Nigeria di Abuja. Uno slancio significativo è dato anche ad una missionarietà diffusa che interpreta tutti i sacerdoti come «apostoli di frontiera»13, in un’ottica secondo la quale l’«evangelizzazione dei non-cristiani che sono presenti nel territorio della diocesi o della parrocchia è affidata, come responsabilità primaria, al rispettivo pastore con la sua comunità»14.

Particolare rilievo, tanto nella Chiesa in Nigeria quanto in quelle di molti altri Paesi africani, è dato infine alla «Sacra Liturgia con la santità, dignità e reverenza che si addicono a quella celebrazione [eucaristica]», «conformemente alle linee guida della Chiesa» e con «responsabilità e opportunità sacerdotali»15. Ciò si è reso nuovamente evidente con la nomina, il 23 novembre scorso, del cardinale guianese Robert Sarah a prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, tanto più se si considera che il cardinale Sarah è il secondo prefetto di origine africana degli ultimi tre della Congregazione, dopo il cardinale nigeriano Francis Arinze (il primo africano al vertice della Congregazione, fra il 2002 e il 2008), predecessore del cardinale spagnolo Cañizares Llovera.

«Siete voi, oggi, la speranza di questa nostra Chiesa, che ha duemila anni […] sarete anche fermento di spirito missionario per le Chiese più antiche», scriveva nel 1990 Giovanni Paolo II nella lettera enciclica Redemptoris Missio16. Due i cardinali nigeriani attualmente in età da conclave, Anthony Olubunmi Okogie, arcivescovo emerito di Lagos, e John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja. Uno il cardinale che ha invece superato i limiti d’età, l’ottantaduenne Francis Arinze. Nessun nigeriano, ma tre i porporati di origine africana che riceveranno la berretta rossa nel Concistoro del 14 febbraio prossimo: due elettori (l’etiope Berhaneyesus Demerew Souraphiel C.M., arcivescovo di Addis Abeba, e il capoverdiano Arlindo Gomes Furtado, vescovo di Santiago de Cabo Verde) e un non-elettore (il mozambicano Júlio Duarte Langa, vescovo emerito di Xai-Xai).


Note
1 R. Sarah, discorso per l’inaugurazione dei lavori della plenaria del Pontificio Consiglio Cor Unum, 17 gennaio 2013, L’Osservatore Romano, 18 gennaio 2013.
2 Conferenza dei vescovi cattolici della Nigeria, While Nigeria bleeds and burns. A press statement by the Catholic Bishops’ Conference of Nigeria (CBCN) on the current state of Nigeria, 18 settembre 2014.
3 Libertà religiosa nel mondo 2014. Focus, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Roma, 2014, p. 6.
4 Ibid., p. 30.
5 Persecuted and Forgotten? A Report on Christians oppressed for their Faith 2012-2013, Auto alla Chiesa che Soffre, 2013, p. 108.
6 Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2014, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Roma, 2014, p. 352.
7 R. Sarah, prefazione a M. A. Peeters, Il Gender. Una questione politica e culturale, San Paolo Edizioni, 2014.
0 Instrumentum Laboris dell’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, 1994, n. 69.
9 Conferenza dei vescovi cattolici della Nigeria, I chose you. The Nigerian priest in the third millennium, Madol Press, Abuja, 2004, p. 37.
10 Ibid., p. 41.
11 Ibid., p. 38.
12 Ibid., p. 12.
13 Congregazione per l’evangelizzazione del popoli, Guida di Vita Pastorale per i Sacerdoti diocesani nelle Chiese che dipendono dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Roma, 1989, II, 4.
14 I chose you, p. 24.
15 Ibid., p. 39.
16 Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Missio, Roma, 7 dicembre 1990, 136.

Nell’immagine: Seminario di Kaduna, Nigeria.

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Nigeria. La Chiesa ferita, la Chiesa viva
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Nigeria. La Chiesa ferita, la Chiesa viva
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Simone Varisco

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