La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 10 luglio 2022

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Domenica 10 luglio 2022. V Domenica dopo Pentecoste. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
(Lc 13, 23-29)

Il soldato e il cavallo non distavano più di trenta metri, aspettare ancora sarebbe stato imprudente. Quanto più vicino si faceva il Lazzari, tanto più facilmente sarebbe stato colpito. «Chi va là, chi va là?» gridò la terza volta la sentinella e nella voce c’era sottinteso come un avvertimento privato e antiregolamentare. Voleva dire: “Torna indietro fino a che sei in tempo; vuoi farti ammazzare?”. E finalmente il Lazzari capì, si ricordò in un lampo le dure leggi della Fortezza, si sentì perduto. Ma invece di fuggire, chissà perché, lasciò le briglie del cavallo e si fece avanti da solo, invocando con voce acuta: «Sono io, Lazzari! Non mi vedi? Moretto, o Moretto! Sono io! Ma che cosa fai con il fucile? Sei matto, Moretto?». Ma la sentinella non era più Moretto, era semplicemente un soldato con la faccia dura che adesso alzava lentamente il fucile, mirando contro l’amico. Aveva appoggiato lo schioppo alla spalla e con la coda dell’occhio sbirciò il sergente maggiore, invocando silenziosamente un cenno di lasciar stare. Invece Tronk stava sempre immobile e lo fissava severamente. Il Lazzari, senza voltarsi, retrocedette di qualche passo incespicando sulle pietre: «Sono io, Lazzari!» gridava. «Non vedi che sono io? Non sparare, Moretto!». Ma la sentinella non era più il Moretto con cui tutti i camerati scherzavano liberamente, era soltanto una sentinella della Fortezza, in uniforme di panno azzurro scuro con la bandoliera di mascarizzo, assolutamente identica a tutte le altre nella notte, una sentinella qualsiasi che aveva mirato ed ora premeva il grilletto. Sentiva nelle orecchie un rombo e gli parve di udire la voce rauca di Tronk: “Mira giusto!” benché Tronk non avesse fiatato.
(D. Buzzati, Il deserto dei Tartari)

Alla fortezza Bastiani si consuma il dramma di un riconoscimento impossibile. Il giovane soldato semplice Lazzari si è avventurato di nascosto fuori delle mura della fortezza per andare a recuperare un cavallo ramingo. Le ferree leggi della fortezza prevedono che chi si avvicina debba porgere la parola d’ordine: in caso contrario verrà senz’altro considerato come nemico. Al terzo “chi va là” senza risposta, la sentinella dalle mura è tenuta a sparare.

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Moretto, fucile alla spalla, ha nel mirino l’amico Lazzari. Ma è a sua volta tenuto sotto controllo dal micidiale sguardo dell’inflessibile sergente Tronk, che porta anche nel nome la durezza di una Legge che non si cura dell’umanità dei rapporti. Sotto lo sguardo di Tronk, Moretto non era più Moretto, era semplicemente un soldato con la faccia dura che adesso alzava lentamente il fucile, mirando contro l’amico […] era soltanto una sentinella della Fortezza, in uniforme di panno azzurro scuro con la bandoliera di mascarizzo, assolutamente identica a tutte le altre nella notte.

La Legge è cieca, quando non riconosce l’altro nella sua identità, ed è spietata, quando pretende di mostrarsi inflessibile. Sotto il colpo di una Legge impersonale, l’inesperto Lazzari, anziché essere aiutato a diventare un buon soldato, cadrà inesorabilmente.

Anche Gesù parla di gente che bussa a porte chiuse, persone che chiedono di essere accolte e che si scoprono non riconosciute. Anche Gesù racconta di un padrone di casa che, come Tronk dalle mura della fortezza Bastiani, dice agli inesperti avventori: Non vi conosco. È la nostra angoscia segreta: che, bussando alle porte della Vita, scopriamo di non appartenerle.

Nel racconto di Gesù le parole del padrone di casa sono per chi bussa una vera epifania: Voi, non so di dove siete. Avevate pensato di essere dei miei per il solo fatto di aver mangiato e bevuto in mia presenza? Ma non avete mai mangiato e bevuto con me, non avete condiviso con me pane e vino. I vostri riti, anche quello eucaristico, erano vuoti della mia presenza, perché al di fuori del rito non condividevate mangiare e bere con me affamato e assetato nel corpo dei miei fratelli più piccoli.

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Pensavate di aver parte con me per il solo fatto che la mia Parola risuonava nelle vostre piazze. Ma non avete accolto la mia Parola nel fondo di voi, perché mettesse radici e germogliasse e fiorisse a portar frutto. Siete rimasti impermeabili al mio Verbo. Ecco, dunque, riconoscete ora che non ci siamo mai davvero conosciuti. Non conoscete la Parola d’ordine che possa farvi entrare nel mio Regno.

Questa di Gesù è un’immagine fatta apposta per scuotere chi lo ascolta. Altrove, nei vangeli, Gesù completa l’immagine: chi si scopre lontano, chiuso alla Parola del Dio vivente, non ha che una cosa da fare: chiedere perdono, vivere in sincerità il suo pentimento, e confidare nell’incrollabile misericordia del Signore della vita. “Bussate e vi sarà aperto”: la parola d’ordine è “abbi pietà di me”.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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