Pranzo di Babette, Pasqua, Vangelo, papa Francesco

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 05 aprile 2020

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Domenica 05 aprile 2020. Domenica delle Palme, Anno A. Settimana autentica. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!”. Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina. I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte (Gv 12,12-16).

“Cara Babette,” disse con dolcezza, “non dovevate dar via tutto quanto avevate per noi”. Babette avvolse le sue padrone in uno sguardo profondo, in uno strano sguardo: non v’era, in fondo ad esso, pietà, e fors’anche scherno? “Per voi?” replicò. “No. Per me”. Si alzò dal ceppo e si fermò davanti alle sorelle, ritta. “Io sono una grande artista,” disse. Aspettò un momento, poi ripeté: “Sono una grande artista, mesdames”. Poi, per un pezzo, vi fu in cucina un profondo silenzio. Allora Martina disse: “E adesso sarete povera per tutta la vita, Babette?”. “Povera?” disse Babette. Sorrise come a se stessa. “No. Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla”. […] Filippa andò da Babette e la strinse fra le braccia. Sentiva il corpo della cuoca come un monumento di marmo contro al proprio, ma lei stessa si scuoteva e tremava da capo a piedi. Per un poco non riuscì a parlare. Poi sussurrò: “Eppure non è la fine! Sento, Babette, che questa non è la fine. In Paradiso sarete la grande artista che Dio ha inteso foste! Oh!”, soggiunse, e le lacrime le grondavano giù per le guance. “Oh, come incanterete gli angeli!” (Karen Blixen, Il pranzo di Babette).

Babette è una straniera. Nella comunità di Berlevaag, tra i fiordi norvegesi, la francese sospettata di papismo è stata accolta per carità cristiana, in quella notte lontana di quindici anni prima, perché si è compreso che è sfuggita alla sventura, in cui ha perso marito e figlio. Babette è una straniera, guardata con sospetto, ma gradualmente riconosciuta nelle sue qualità. Sa amministrare la casa delle due anziane che la accolgono, sa cucinare il sobrio pasto di ogni giorno con la destrezza avveduta degli autoctoni. Ma la straniera venuta da lontano nasconde in cuore un segreto inconfessato.

Si rendevano conto che Babette era profonda, e che negli abissi del suo essere v’erano passioni, ricordi e desideri di cui esse non sapevano nulla. Fino a quando Babette verrà allo scoperto. Coglierà l’occasione, e se la costruirà lei stessa, per dar fondo alla sua arte inconfessata: era stata la gran cuoca di Parigi, deliziando i personaggi più importanti del suo mondo, e ora allestirà un banchetto d’altro mondo per i membri della setta religiosa che l’ha accolta. Babette viene finalmente alla luce in tutto il suo mistero, nel pieno della sua dignità: Io sono una grande artista, dice e ripete. L’artista è sempre ricco, arricchisce se stesso e il mondo intero, quanto più dà fondo alla sua arte.

Gesù entra in Gerusalemme con il piglio che vediamo in Babette. Anche Gesù è il grande artista, deborda della ricchezza del Regno, vuole esprimersi finalmente al meglio di se stesso dando fondo a tutto quel che ha in cuore. Fino a quel momento ha camminato di nascosto sotto il cielo: quasi mai è venuto allo scoperto, quasi mai ha squadernato appieno il suo Mistero. L’ha raccontato un po’ per volta, attraverso segni e racconti che non si impongono. Come Babette, è rimasto nella penombra della discrezione, attendendo la sua ora per mostrarsi. Ed ora, finalmente, è giunto il tempo: come il re dei tempi antichi, a dorso di puledro fa il suo ingresso.

Nelle mani di Babette, i diecimila franchi che ha vinto alla lotteria di Francia diventano nutrimento di grazia, cibo e vino d’altri luoghi, amore divenuto nutrimento. La forza di quella grazia che si mangia trasfigura gli ossuti e contratti commensali, che escono dalla cena memorabile come bimbi rinati a vita nuova. Anche Gesù freme dal desiderio di imbandire per i figli di Adamo una cena di grazia, il nutrimento d’amore che libera le risorse migliori di ogni cuore. Anche Gesù, come il grande artista di cui parla Babette, può dire: “Per tutto il mondo risuona un solo lungo grido che esce dal cuore dell’artista: consentitemi di fare il meglio che posso!”

Gesù sa che è giunta la sua ora: il tempo di poter dare finalmente tutto il meglio che in lui spinge per uscire. All’inizio del racconto di Giovanni troviamo l’immagine di una gioia debordante: alle nozze di Cana, Gesù ha donato seicento litri di vino. Di questi seicento litri di gioia il Maestro vuole inondare Gerusalemme, e di lì ogni terra sotto il cielo. Siamo tutti impegnati a stargli dietro, nel cammino che conduce alla sua morte.

Il Signore dell’amore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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