Giovanni Paolo II in Perù: teologia della liberazione e un’alternativa ai preti sposati

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Prenderà il via domani, giovedì 18 gennaio, la tappa peruviana del primo viaggio apostolico di Francesco in questo 2018. Un itinerario intenso in un Paese attraversato da una profonda crisi politica e sociale, durante il quale il Pontefice avrà modo di incontrare popolazione, vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi (come già in Cile non mancheranno i Gesuiti), ma anche i popoli dell’Amazzonia, in quella che è la patria della Teologia della liberazione e dei viri probati. La stessa che nel 1985 affronta anche Giovanni Paolo II, a modo suo.

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Combatto il peccato, non le vittime. Così Popiełuszko salvò le croci buttate

Jerzy Popiełuszko, beato
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Profeta politico che non parlò di politica, difensore dei lavoratori e della libertà, ma soprattutto sacerdote e martire nella Polonia comunista. È Jerzy Popiełuszko. La sua lezione di misericordia è oggi chiara e di straordinaria attualità. Un santo scomodo, ancora oggi.

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Diverso dal Papa, ma c’è voglia di imparare. Scola a dialogo con i giornalisti

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Si è svolto questa mattina all’Istituto dei Ciechi di Milano, sotto una pioggia attesa da tempo, il tradizionale incontro dell’arcivescovo, card. Angelo Scola, con i giornalisti, in occasione della festa di san Francesco di Sales. Come già accaduto per il messaggio diffuso da papa Francesco per la 50ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, lo scorso 24 gennaio, al centro del dibattito odierno, organizzato dall’Ufficio Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi, è stata la comunicazione, con una particolare attenzione rivolta ai nuovi media. Ampio risalto anche ai temi ecclesiastici e dell’immigrazione.

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Quando il Comico, incontra il Papa, il Poeta e i dotti

Dante incontra Virgilio nella selva. Misericordia
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Cita Benedetto XVI e papa Francesco, insieme all’immancabile Alighieri. Un discorso, come nello stile di Benigni, che sembra buttato lì un po’ grullo, ma che tradisce invece la consueta sottigliezza del comico di razza. Pronunciato poco fa in occasione della presentazione del libro-intervista del vaticanista Andrea Tornielli, quello di Roberto Benigni è stato un discorso appassionato – l’omelia mancata di un mancato sacerdote con una «vocazione sin da piccino», nel bene e nel male diventata vocazione di comico – che è il riassunto di un pontificato e l’apertura dialogica di una Commedia («Miserere di me», Inf. I, 65), che squarcia il velo del silenzio dei primi versi. Un discorso che contribuisce – si vedrà quanto e i conti si faranno poi – a chiarezza e distensione.

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Don Gnocchi, la misericordia integrale. Intervista a don Maurizio Rivolta

Beato don Carlo Gnocchi, misericordia integrale
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Fra le prime Porte Sante aperte nella Diocesi di Milano, lo scorso 13 dicembre, quella del santuario intitolato al beato Carlo Gnocchi ha un significato particolare. In questo luogo, adiacente ai reparti ambulatoriali e di ricovero dell’IRCCS “Santa Maria Nascente” e all’edificio che originariamente ospitava la Federazione Pro Infanzia Mutilata, infatti, «le opere di misericordia intessono la trama della vita quotidiana», come spiega don Maurizio Rivolta, rettore del santuario. Una misericordia integrale, che non è soltanto «un’impressionante organizzazione di assistenza, ma la riabilitazione ad una pienezza di vita».

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Aperta la Porta Santa della “baracca” di don Carlo. «Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono»

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Una chiesa semplice nella sua modernità. Una porta di bronzo, sormontata dal motto “Accanto alla vita. Sempre”, si apre nella facciata semicircolare scandita dalle colonne del portico. Il modello è il piccolo altare da campo di don Gnocchi, conservato nell’adiacente museo insieme agli scarponi di quello che fu il cappellano militare più amato dagli alpini. L’evento è straordinario, il primo della storia in questo santuario, ma la folla è quella di sempre: è il popolo della “baracca” – come don Gnocchi definiva l’opera che oggi porta il suo nome – fatto di alpini, malati, anziani e tante famiglie.

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