La parola d’ordine di Francesco al Sant’Uffizio: coerenza

Sacerdote, prete, Botero
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Per il Vaticano II i sacerdoti «sono consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori fedeli e celebrare il culto divino». Francesco ci ha aggiunto l’essere coraggiosi, capaci di ascoltare, umili e in relazione costante con Dio, con i confratelli e con il gregge. Ma soprattutto coerenti e senza dubbio maschi. Che in tempi di gender e di incoerenza, non è poca cosa.

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«Se se ne accorge il Sant’Uffizio…» Vecchie e nuove storie di Papi e Prefetti

Gerhard Ludwig Müller
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Il giudizio del card. Müller sulla pubblicazione dei dubia ha rimescolato le carte fra i critici del Francesco. Nuova tappa nei rapporti fra il Sant’Uffizio e i Papi, da Pio XII a Francesco. Passando per Giovanni Paolo II, che si dice avesse paura di Ratzinger…

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Medjugorje e il Papa: le parole, le lettere e i vescovi

Medjugorje
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Folgori e acqua su Medjugorje? Era il 14 novembre 2013 quando per la prima volta da Papa, Jorge Mario Bergoglio si riferiva al fenomeno dei veggenti di Medjugorje, con parole che allora in pochi colsero nell’immediato e che ebbero un’eco limitata anche nei giorni successivi. Allora, commentando il passo evangelico di Lc 17,22-24, Papa Francesco spiegava come «la curiosità ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: “Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna”», ricordando poi come «la Madonna è Madre! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni». Non mancò in quell’occasione un riferimento alle «novità» che «allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo», perché «Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione: viene nella saggezza». Ad un anno e mezzo di distanza, il Pontefice è tornato in questi giorni a fare riferimento in due occasioni al dibattuto caso di Medjugorje.

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Medjugorje, le folgori e il Sant’Uffizio

Medjugorje, statua della beata Vergine.
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Disse poi ai discepoli: “Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.

Così recita un passo del Vangelo della liturgia del 14 novembre (Lc 17,22-24). Un passo ripreso dal pontefice nella sua omelia durante la Messa giornaliera a Santa Marta, prima della partenza per il Quirinale. Un’occasione, quella della quotidiana celebrazione eucaristica del papa, di indubbio interesse, nella quale sovente Francesco si esprime a braccio, con la libertà che è propria del suo stile personale e pastorale e che continua a contraddistinguerlo anche nel suo servizio petrino.

Rifacendosi alle parole del Vangelo, ha spiegato papa Francesco: «La curiosità ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: “Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna». «Ma, guardi – ha proseguito il papa – la Madonna è Madre! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni». «Queste novità – ha affermato – allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio», perché «Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione: viene nella saggezza».

Parole che possono destare sorpresa e che in pochi sembrano aver notato, soprattutto pronunciate da un pontefice che ha fatto della devozione mariana – ma non del semplicismo – uno dei tratti caratterizzanti del suo pontificato. Parole che però possono forse meglio comprendersi alla luce di alcuni pronunciamenti che le hanno precedute nei giorni scorsi, per bocca, anzi per mano, del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prelato vicino a papa Francesco e già autore di precedenti chiarimenti che ne mostravano la sintonia con il Santo Padre su alcune questioni dottrinali di capitale importanza, come divorzio ed Eucaristia.

Affidate ad una lettera inviata alla Conferenza episcopale americana il 21 ottobre 2013 per mezzo del nunzio apostolico degli Stati Uniti, Marco Maria Viganò, e successive ad un’altra missiva del 27 febbraio dello stesso anno e di medesimo argomento, le direttive del vertice dell’antico Sant’Uffizio hanno cominciato a circolare soltanto la scorsa settimana.

Nel testo si legge che, mentre il processo di accertamento sul fenomeno di Medjugorje è ancora in corso, la Chiesa sospende il giudizio sulle “apparizioni” (le virgolette sono presenti anche nel testo originale della lettera) mariane. Ad aver motivato l’invio della missiva una serie di incontri previsti in alcune parrocchie statunitensi e tenuti da Ivan Dragicevic, «one of the so-called visionaries of Medjogorje» («uno dei cosiddetti veggenti di Medjugorje», si legge nella lettera).

Ciò che più ha creato problemi – come è facilmente comprensibile – è però la notizia che «it is anticipated, moreover, that Mr. Dragicevic will be receiving ‘apparitions’ during these scheduled appearances» («è stato anche anticipato che il Signor Dragicevic avrà le “apparizioni” [sic] durante questi incontri», sempre nel testo della missiva).

Stante questa situazione, viene ribadita dai vertici della Congregazione la linea ufficiale del 1991, secondo la quale «sulla base delle ricerche che sono state condotte, non è possibile affermare che ci siano state apparizioni o rivelazioni soprannaturali» (dichiarazione dei Vescovi della ex Repubblica Jugoslava, 10 aprile 1991). «Ne deriva, perciò, che i chierici e i fedeli non possono partecipare ad incontri, conferenze, o celebrazioni pubbliche in cui la credibilità di queste “apparizioni” [sic] venga data per certa […] con lo scopo, quindi, di evitare scandali e confusione» nei fedeli americani (e non solo).

A questo proposito è utile – in questo come in altri casi – rifarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Leggiamo nella parte prima, sezione prima, capitolo secondo, articolo terzo, ai punti 66 e 67:

66 «L’economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non c’è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo». Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.

67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate «private», alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di «migliorare» o di «completare» la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.

La fede cristiana non può accettare «rivelazioni» che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali «rivelazioni».