Nuova traduzione del Padre Nostro. Il vero problema non è quel “non indurre”

Gesù, Padre Nostro
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Continua a far parlare di sé la nuova edizione del Padre Nostro approvata a larga maggioranza dalla Conferenza episcopale italiana pochi giorni fa, nell’ambito di una più ampia revisione del Messale Romano. Se per l’effettiva adozione del nuovo testo si andrà con ogni probabilità al 2019 (si attende la valutazione della Santa Sede), la discussione, con sentimenti opposti, ha ormai raggiunto i fedeli, mischiandosi ad una buona dose di falsa informazione. Questa la versione più diffusa: papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro. E poco importa che negli anni – almeno 16 di riflessione – l’adeguamento della preghiera cristiana per eccellenza abbia incassato il sostegno di personalità quali Benedetto XVI e i cardinali Giacomo Biffi e Carlo Maria Martini.

Diverso il caso di quanti, invece, vorrebbero spostare il confronto sull’opportunità teologica o linguistica del nuovo testo. Fra questi, il prof. Franco Ometto, docente di Islamistica sciita presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici di Roma, nonché di Linguistica e lingue moderne nelle università statali dell’Iran e di Teologia cristiana negli atenei islamici di Qum, sempre in Iran. A lui si deve anche la traduzione del Catechismo della Chiesa cattolica dal Latino al Persiano. Che, dal canto suo, assicura: rispetto al Padre Nostro «l’attenzione dei vescovi dovrebbe essere focalizzata non sul verbo inducas quanto sul termine tentatio, che al tempo di san Girolamo significava “esame”, “prova”». Del prof. Ometto l’intervento che segue, che ricevo e pubblico integralmente.

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Francesco e la nuova lettera sulle migrazioni

Francesco e la nuova lettera CEI sulle migrazioni
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Nella nuova lettera della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, Comunità accoglienti. Uscire dalla paura, Francesco è citato otto volte, più di ogni altro pontefice precedente (Benedetto XVI è presente due volte e Giovanni Paolo II una), a conferma del legame – reale, ma ancor più percepito – fra il pontificato in corso e il tema delle migrazioni.

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Comunità accoglienti. Se la Chiesa “in uscita” esce anche dalla paura

Comunità accoglienti, uscire dalla paura, Ero forestiero
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Sono trascorsi 25 anni dal documento “Ero forestiero e mi avete ospitato”. Oggi, con la lettera “Comunità accoglienti. Uscire dalla paura” la Commissione episcopale per le migrazioni della Cei riprende gli stimoli di allora. Che furono anche di Giovanni Paolo II e segnarono l’avvento delle migrazioni come fatto di Chiesa.

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Il “nuovo” Padre Nostro: non solo una traduzione. E anche Don Camillo…

Padre Nostro, nuova versione, non indurci abbandonarci tentazione, Don Camillo
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Entro la fine dell’anno la Chiesa in Italia avrà un “nuovo” Padre Nostro? È quanto emerge dall’ultima riunione del Consiglio permanente della Cei. In realtà nulla di nuovo. Se ne discute da anni e in tempi non sospetti anche il Don Camillo di Guareschi aveva avanzato una sua proposta.

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Don Giovanni De Robertis: da parroco “in uscita” alla direzione della Fondazione Migrantes

Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes
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È giunta poche ore fa la nomina di don Giovanni De Robertis a nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes. Don Giovanni De Robertis succede così a mons. Gian Carlo Perego, ordinato nei giorni scorsi arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

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