Putin e Mattarella: quando fare gli auguri al Papa è un’arte

Putin e Mattarella: quando fare gli auguri al Papa è un’arte

Lo leggi in 4 minuti

È un’arte con la quale tutti ci siamo misurati in questi giorni: fare gli auguri. Un piacere – e talvolta un onere – che non è sconosciuto ai capi di Stato e che anzi acquista significati profondi. Basti vedere gli auguri che Mattarella e Putin hanno rivolto a papa Francesco. E alle rispettive nazioni.

+++

Anno di migrazioni, ma anche di dialogo fra civiltà e religioni. Così sarà il 2018, almeno a giudicare dagli auguri che il presidente italiano Sergio Mattarella e quello russo Vladimir Putin hanno rivolto a papa Francesco per l’inizio del nuovo anno.

L’indirizzo di Mattarella prende spunto dal messaggio diffuso dal Pontefice in occasione della 51a Giornata mondiale della pace celebrata il 1° gennaio, sul tema “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Un argomento che sta certamente a cuore a Francesco e al quale il presidente italiano dedica integralmente il proprio intervento. «Nel rammentare che le migrazioni interessano oltre 250 milioni di persone nel mondo e che, per le diverse motivazioni all’origine dei flussi, il fenomeno impegnerà ancora per decenni a venire la Comunità internazionale», il messaggio di Francesco «esorta tutti a contemplare i migranti e i rifugiati con uno sguardo più attento e “carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace”». Così scrive Mattarella, che prosegue riaffermando l’insostituibile ruolo dell’Italia e dell’Europa nell’accoglienza e nella gestione dei flussi migratori, guardando anche al ruolo di presidente di turno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che l’Italia ricoprirà nel 2018. Nel nuovo anno «l’Italia continuerà a dedicare la massima attenzione ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e al continente africano, contribuendo, anche con nuove risorse destinate alle politiche di cooperazione allo sviluppo e alle missioni internazionali di pace». Ricordando, infine, la visita di Francesco in Qurinale del 10 giugno 2017, Mattarella sottolinea «l’immediato bisogno di riconciliazione, di disponibilità a costruire risposte corali ai grandi problemi contemporanei e di impegno per la tolleranza e la pacifica convivenza che caratterizza il mondo in cui viviamo».

Di necessità di dialogo e collaborazione parla anche Vladimir Putin nel suo messaggio di auguri al Pontefice. Secondo quanto riporta il sito ufficiale del Cremlino, il presidente della Federazione russa esprime a Francesco «la speranza di continuare la costruttiva cooperazione fra la Russia e il Vaticano per proteggere la pace e i valori umani globali e per il rafforzamento del dialogo tra civiltà e religioni». Putin augura al Pontefice «salute, felicità e successo nei suoi nobili sforzi». Sebbene manchi un accenno diretto alle migrazioni, non può sfuggire che da tempo la Russia si colloca al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per numero di stranieri residenti. Nel corso del 2016 hanno varcato i suoi confini circa 16 milioni di immigrati, 12 dei quali provenienti dall’Asia Centrale. Nonostante la coesistenza di una normativa restrittiva e di politiche di integrazione, le autorità di governo guardano all’immigrazione come risorsa in termini di forza lavoro, ma anche per disinnescare l’insidiosa crisi demografica dalla quale il Paese sta provando faticosamente ad uscire soltanto negli ultimi anni (il tasso di “crescita” della popolazione è stimato nel 2017 a -0.08%). Motivi non certo sufficienti per creare un clima di reale accoglienza, con la conseguenza che i sentimenti di intolleranza nei confronti degli stranieri si mantengono alti.

È risaputo che Vladimir Putin tenga particolarmente ad intessere buoni rapporti con il Pontefice, quasi quanto a mantenerne con la Chiesa ortodossa russa. Il favore verso un ritorno della Russia ai suoi autentici valori cristiani manifestato nel 2013 da Putin nel suo intervento al Club Valdaï di Mosca e la sua visita al Monte Athos di tre anni dopo vanno in questa direzione. D’altro canto, al di là delle preminenti motivazioni religiose, la strenua opposizione di Francesco all’intervento armato statunitense in Siria contro il presidente Bashar al-Assad nel 2013 e l’incontro del Pontefice con il patriarca di Mosca Kirill del 12 febbraio 2016 a Cuba evidenziano una prudente sintonia della politica vaticana e russa, con implicazioni religiose ancora tutte da approfondire. Quel che è certo è che le due Chiese – o meglio sarebbe dire i due polmoni della Cristianità – stanno sperimentando una collocazione in contesti e problematiche sempre più simili – secolarizzazione, scristianizzazione, crisi antropologica, sociale e demografica – che, senza impropri indifferentismi, possono unire umanità e credenti in maniera inedita.

Non è, quindi, un caso che i messaggi rivolti da Sergio Mattarella e Vladimir Putin ai rispettivi cittadini per l’inizio del nuovo anno siano accomunati dall’intenzione di parlare ai giovani. Più istituzionale l’intervento del presidente italiano – che ricorda i 70 dall’entrata in vigore della Costituzione, i ragazzi del 1899 coinvolti nella Grande Guerra e quelli del 1999 alle prese con il voto, senza far mancare un accenno a papa Francesco in tema di ambiente – più personale quello del presidente russo. Di quest’ultimo colpiscono i riferimenti alla vigilia del nuovo anno come ad «una festa soprattutto familiare», durante la quale «prendersi cura dei nostri genitori e dare valore ad ogni minuto trascorso con loro», meglio comprendendo anche «i nostri figli e le loro aspirazioni e sogni». Con un intervento di pacificazione familiare in stile Francesco, Putin invita a cogliere l’occasione delle festività per «dire le parole più importanti l’uno all’altro, perdonare gli errori degli altri e dimenticare i vecchi rancori». Varrà anche per le numerose questioni reciprocamente ancora in sospeso con l’Europa? Chissà. Anno nuovo, vita nuova.

Nella foto: Cremlino, 11 aprile 2017. Il presidente russo Vladimir Putin, il ministro degli Affari Esteri Sergej Lavrov e il presidente Sergio Mattarella (di spalle) e durante la visita di quest’ultimo in Russia.

Sommario
Putin e Mattarella: quando fare gli auguri al Papa è un'arte
Titolo
Putin e Mattarella: quando fare gli auguri al Papa è un'arte
Descrizione
È un'arte con la quale tutti ci siamo misurati in questi giorni: fare gli auguri. Un piacere – e talvolta un onere – che non è sconosciuto ai capi di Stato e che anzi acquista significati profondi. Basti vedere gli auguri che Mattarella e Putin hanno rivolto per il 2018 a papa Francesco. E alle rispettive nazioni.
Autore
Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2018

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.