La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 20 gennaio 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 20 gennaio 2019

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20 gennaio 2019. Seconda domenica dopo l’Epifania, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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In entrambi i riti, ambrosiano e romano, l’anno liturgico ruota intorno alle due grandi solennità della Pasqua e del Natale, rispettivamente con i tempi di Quaresima e Pasqua e con i tempi di Avvento e Natale. Il tempo intermedio dopo il Battesimo del Signore e prima della Quaresima e dopo la Pentecoste e prima dell’Avvento nel rito romano riformato, a seguito delle disposizioni del Concilio Ecumenico Vaticano II, prende il nome di Tempo Ordinario, mentre il rito ambrosiano ha mantenuto le denominazioni in uso precedentemente in entrambi i riti, Tempo dopo l’Epifania e Tempo dopo Pentecoste. Mentre nel rito romano nel Tempo Ordinario si fa la lettura semi-continua di un Vangelo sinottico (Matteo, Marco e Luca), nel rito ambrosiano si privilegiano tematiche specifiche: nel Tempo dopo l’Epifania si medita sulla stessa epifania e sulla messianicità di Gesù. Così nella seconda domenica dopo l’Epifania, in tutti e tre gli anni A, B e C, si legge il Vangelo delle nozze di Cana che costituiscono la terza epifania di Gesù, dopo quella ai Magi e quella del Battesimo al Giordano, mentre il rito romano legge lo stesso Vangelo solo nell’anno C. Quindi, oggi entrambi i riti leggono la stessa pericope evangelica.

Vangelo della Messa della Seconda domenica dopo l’Epifania (Giovanni 2, 1-11)
In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e porta-tene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Commento
Le nozze sono sempre state celebrate come il massimo evento di una famiglia, anche in termini di spese per i festeggiamenti. Il matrimonio è un sacramento istituito dallo stesso Dio Padre con la benedizione della prima coppia umana: Adamo ed Eva, per cui nei Vangeli non troviamo un atto specifico di Gesù per istituire questo sacramento. Basta la presenza del divino Maestro alle nozze di Cana per significarne la sacralità e i suoi interventi successivi contro il divorzio e l’adulterio. Partecipano alle nozze Gesù, sua Madre e i suoi discepoli. Sul finire del banchetto viene a mancare il vino. La madre di Gesù, come tutte le donne, attenta al servizio, ne fa cenno a suo Figlio, il quale intuisce che sua madre vuole che compia un miracolo.

Il rifiuto di Gesù ci può lasciare perplessi: invece di risponderle che non gli sembra il caso, perché i commensali hanno già bevuto abbondantemente, usa il termine “donna” anziché quello di “madre” quasi a prendere le distanze, atteggiamento suggerito dall’espressione stizzita “che cosa vuoi da me”, cui segue una giustificazione che sembra oscura: “non è ancora giunta la mia ora”. In realtà, i biblisti osservano che il termine “donna”, dal latino domina che significa “signora”, è un riconoscimento che Gesù ha per il ruolo della Madonna come Signora nella sua opera redentiva, come Egli sarà “il Signore”, dopo la Risurrezione, cioè Colui che ha la signoria su tutte le creature. Quella sarà l’ora di Gesù in cui si manifesterà come Signore, quella sarà la definitiva epifania della sua messianicità.

Ma la Madonna, diremmo, prende Gesù in contropiede e ordina ai servitori di fare quanto avrebbe detto Gesù. Egli si trova costretto a compiere un miracolo e trasforma circa 600 litri d’acqua in vino (pari a circa 800 delle nostre bottiglie da 0,75 litri, tre quarti di litro), destando lo stupore del dirigente del banchetto. Solo i servitori e i discepoli sapevano quanto era accaduto, tant’è che questi ultimi credettero attraverso questo miracolo in lui come Messia. Gesù aveva manifestato la sua “gloria”, vale a dire la sua realtà divina, secondo l’interpretazione dell’evangelista Giovanni che era presente. L’Evangelista, quando scriveva, non poteva ignorare un altro miracolo in un altro banchetto: quello della trasformazione del vino nel suo Sangue all’ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli prima della Passione. Per questo san Giovanni parla di “segno” e non di “miracolo”: quest’ultimo è un segno di benevolenza, operato da Dio per mezzo di un profeta, per venire incontro ad una necessità o premiare la fede di una persona. Qui non c’è nulla di tutto questo, ma come abbiamo visto il miracolo rimanda a all’Eucaristia.

Rimane una considerazione sul ruolo della Madonna, che diventerà sotto la croce la nostra Madre, proprio perché “Signora”, non solo la madre adottiva di Giovanni (Giovanni 19,25-27). Possiamo dirlo tranquillamente perché gli stessi Atti degli apostoli ci presentano Maria Santissima vicina agli apostoli dopo la Risurrezione di Gesù (Atti 1,14) e perché ce lo attestano duemila anni di storia della Chiesa con migliaia di apparizioni mariane. E allora, io sono solito dire a questo proposito: se la Madonna è intervenuta a Cana per non far fare brutta figura ad una coppia di sposi nel banchetto di nozze, volete che Ella non si prenda cura di ciascuno di noi riguardo la salvezza della propria anima? E se Gesù ha obbedito a sua Madre per compiere un miracolo non necessario, volete che disobbedisca a sua Madre riguardo la salvezza dei suoi fratelli nell’umanità? Confesso che questa ispirazione mi fa sempre commuovere quando la dico nella predicazione. E constato come sia bello avere una Madre che ci assiste dal Cielo e come sia povera la Teologia di quasi tutte le denominazioni protestanti che si limitano a considerare Maria, come la “madre di Gesù”, uno strumento perché Egli possa essere veramente uomo, oltreché Dio.

Dal 18 al 25 gennaio (festa della Conversione di san Paolo) si celebra dal 1908 la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani (nell’emisfero sud dal 1926 nel periodo dopo Pentecoste). Mettiamo ogni giorno in questa settimana una preghiera insieme con Maria per questo scopo.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico L’Azione e per il telegiornale cattolico Teleradiotrasmesse. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa madre salesiana di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Cristo Redentore in trono, IV-VIII sec. con restauri del XVIII sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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