La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 16 dicembre 2018

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 16 dicembre 2018

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16 dicembre 2018. V Domenica di Avvento, anno C, Domenica del Precursore. “Lui deve crescere; io, invece, diminuire”. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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Un saluto a tutti coloro che seguono questo blog e un grazie a Simone Varisco per avermi concesso l’onore di collaborare. Mi è stato proposto di commentare il Vangelo della domenica e delle solennità di precetto, con particolare riferimento al rito ambrosiano, che raccoglie più di cinque milioni di battezzati. Le riflessioni non saranno delle omelie, essendo fuori dal contesto liturgico, ma cercherò di trovare spunti per la nostra vita personale e sociale. Cominciamo ora in quest’ultima parte dell’Avvento che ci prepara al Natale. Naturalmente saranno preziose e gradite le osservazioni dei lettori, anche critiche.

16 dicembre 2018 – Quinta domenica di Avvento, anno C, domenica del Precursore (Vangelo secondo Giovanni 3, 23-32a)
In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.

Commento
Il contesto è quello del battesimo, un rito di purificazione che indicava l’impegno di chi lo compiva a staccarsi dal peccato. San Giovanni, ultimo dei profeti dell’Antico Testamento, invita alla conversione i giudei. Sappiamo anche che egli era molto critico con i potenti del tempo, in particolare con il re Erode, che viveva in modo incestuoso, e per questo fu messo in prigione.
Gesù, nato appena sei mesi dopo il suo parente Giovanni, annuncia la venuta del regno di Dio, che poi è la sua stessa persona, invita anche lui alla conversione e sullo stesso fiume Giordano battezzava, dopo che Egli stesso si era fatto battezzare da Giovanni.

Succede che la gente accorre in massa dal nuovo profeta che guariva i malati, scacciava i demoni e compiva altri miracoli. Allo sconcerto di un discepolo di Giovanni, il Precursore spiega come il suo compito è finito, perché doveva solo rendere testimonianza che Gesù di Nazareth era il Messia (il Cristo, in greco) annunciato dai profeti. Ecco qui la grande professione di umiltà di Giovanni: “Lui deve crescere, io, invece, diminuire”.

Questo insegnamento riguarda tutti, dai genitori ai religiosi fino ad arrivare ai politici e agli uomini di Chiesa. Mi soffermo sulle due ultime categorie.
Entrare in politica, per uno che ne abbia le attitudini, è un atto grande di carità cristiana. Domandiamoci: i nostri politici hanno sempre considerato questo come loro motivazione per occuparsi della cosa pubblica? Per i viventi non è corretto fare nomi, ma faccio l’esempio di un cattolico che rappresenta tutti gli italiani: il presidente della Repubblica Mattarella. Il suo ruolo di garante non solo della Costituzione ma del bene di tutti gli italiani è riconosciuto dalla stragrande maggioranza (i cinque minuti di ovazione che ha ricevuto alla prima della Scala ne sono un esempio bellissimo). Questo ruolo di servizio per la Patria (non dobbiamo vergognarci di chiamare così la nostra Italia e non con l’espressione “questo paese”, come usano i più). Per gli uomini della storia d’Italia del secolo scorso ricorderò il venerabile Giorgio La Pira, sindaco di Firenze (il confronto con il suo successore “rottamatore” lo lascio ai lettori), il fondatore del Partito Popolare Italiano don Luigi Sturzo, servo di Dio, e il più volte presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, servo di Dio (scontato il confronto con l’attuale Presidente, signor Nessuno).

Per quanto riguarda gli ecclesiastici, dai viceparroci in su, cardinali compresi, la tentazione di gestire il ruolo di servizio come un potere è sotto gli occhi di tutti. Talvolta il potere è gestito per obbligare i laici ad uniformarsi a modi di vedere dei singoli sacerdoti: un caso fra tutti, sacerdoti che si rifiutano di comunicare una persona in ginocchio, ma fosse solo questo… fino ad arcivescovi che sfidano il Papa affinché si dimetta per errori che avrebbe commesso. E chi non commette errori, inconsapevolmente o anche consapevolmente?

Buona settimana.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico L’Azione e per il telegiornale cattolico Teleradiotrasmesse. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa madre salesiana di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Cristo Redentore in trono, IV-VIII sec. con restauri del XVIII sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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