Manifesti contro Francesco. Il ritorno di Pasquino o la mamma del cretino?

Manifesti contro Francesco. Il ritorno di Pasquino o la mamma del cretino?

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Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. È solo una delle più famose denunce affidate alla statua di Pasquino a Roma. Se un tempo a dividere era il bronzo del Pantheon reimpiegato per il baldacchino berniniano di San Pietro, oggi a scaldare gli animi sono le vicende vaticane, o meglio vaticaniste. Tempora mutantur. Ultimo atto di un malcostume vecchio di anni, con gli accusatori di ieri a fare oggi da moralizzatori.

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L’accusa fu per lo più ingiusta, come molte altre rivolte ai pontefici nel corso della storia, ma la vicenda è dura a morire: quella secondo cui Urbano VIII Barberini avrebbe depredato le bellezze della Roma imperiale per dare nuova forma artistica all’Urbe dei papi. Questa e molte altre furono le denunce contro i papi affidate all’impunibile statua romana di Pasquino, collocata nell’omonima piazza, ad un angolo di Palazzo Braschi. Durissimo il giudizio su Paolo IV, pontefice dal passato d’inquisitore, «in odio al diavolo e al cielo», che «fu papa e tanto basta». Né meno taglienti le offese alla memoria di Giulio III, del quale si mise in discussione la condotta sessuale («Per aver amato il suo servitore e una scimmia. […] Egli al vago e femmineo garzoncello / ha mandato il cappello») o del – si disse – incompianto Leone XII («Mancia di cento scudi a chi trova uno che piange per la morte di Leone XII»). Sfogo, allora, al malcontento popolare, non sfuggirono alla satira di Pasquino Benedetto XIII («più che amator di santi, / protettor di briganti»), Paolo III e Pio IX.

Contrapposizione fra visioni del mondo e della storia che si ripropone di pontificato in pontificato. Tante ne videro Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e tante ancora ne vedrà – e ne vedremo – negli anni a venire del pontificato di Francesco. Una escalation di critiche, talvolta circostanziate, molto più spesso urlate anonimamente dalla platea digitale, che nei giorni scorsi ha toccato un nuovo apice. «A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?», si legge sui manifesti anonimi affissi a centinaia dal centro storico di Roma al quartiere Prati, fino a Trastevere e nei pressi del Vaticano. In un romanesco che vorrebbe mascherare d’ironia l’attacco mosso al Pontefice, si ripercorrono le tappe principali di una critica sempre più aspra, dal commissariamento dei Francescani dell’Immacolata del 2013 alle recenti vicende dei dubia cardinalizi, di Burke e dei Cavalieri di Malta.

È l’ultima forma assunta dall’opposizione a Francesco, nella quale si fondono e si confondono legittime aspirazioni alla difesa dell’ortodossia – ma al momento «non c’è alcun pericolo per la fede», card. Müller dixit – ed interessi economici e di potere, fra riforma della Curia e presidenza Trump, Ordini cavallereschi e vociferate riunioni fra il card. Burke e Matteo Salvini. È vero che i francesi sono tutti ladri? / Tutti no, ma BonaParte!, commentavano Pasquino e il meno celebre Marforio il vizio francese di trasferire in patria le opere d’arte dei Paesi conquistati. E così, fra zelanti detrattori e difensori spesso controproducenti, sembra di essere tornati al tempo delle statue. Né stupisce – ma forse dovrebbe, e non poco – trovare fra chi oggi denuncia la brutalità dell’attacco a Francesco gli stessi che fino a pochi anni fa non si facevano scrupolo di accusare pubblicamente – non da un muro, ma dalle pagine dei quotidiani – Benedetto XVI di aver coperto casi di pedofilia (accuse poi rivelatesi infondate), oppure di svelare presunte dietrologie per poi finire sonoramente smentiti dalla Sala Stampa vaticana. Commentatori in odore di un progressismo senza né capo né coda, che a più riprese accusarono – e accusano – Giovanni Paolo II di essere fuori dal mondo e dalla storia, se non addirittura dalla Chiesa.

Episodio, quello dei manifesti contro Francesco, certamente da non sottovalutare, perché rivelatore di un malcostume che da tempo è sfuggito di mano, nell’interessata indifferenza di molti, e che da anni rischia di trascinare i Pontefici in contrapposizioni di parte che nulla hanno a che vedere con la vita e la missione della Chiesa. «Germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza», che insieme agli «influssi mondani contrari a Cristo e al Vangelo» corrompono le comunità cristiane, ha denunciato ieri Francesco. La mamma dei cretini è sempre incinta, ha commentato qualcuno. Il fatto è che lo è da anni. Povera Roma mia de travertino / te sei vestita tutta de cartone…

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Manifesti contro Francesco. Il ritorno di Pasquino o la mamma del cretino?
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Manifesti contro Francesco. Il ritorno di Pasquino o la mamma del cretino?
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Manifesti contro Francesco e Pasquino. Quod non fecerunt barbari... Ultimo atto di un malcostume, con gli accusatori di ieri a fare da moralizzatori.
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