La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 10 marzo 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 10 marzo 2019

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10 marzo 2019. Domenica all’inizio di Quaresima. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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Inizia la Quaresima, periodo penitenziale che ci prepara alla Pasqua. La domenica 10 marzo è la prima domenica di Quaresima nella Chiesa latina. Significativamente nel rito ambrosiano essa è denominata “domenica all’inizio di Quaresima”, perché in tale rito la Quaresima inizia con la domenica. Come è noto, invece, nel rito romano, la Quaresima inizia col mercoledì antecedente, detto Mercoledì delle ceneri, perché in tale giorno vengono imposte le ceneri sul capo dei fedeli. Poiché la data della Pasqua è la stessa per entrambi i riti, ci si domanda perché esista questa diversità di inizio della Quaresima. Intanto bisogna ricordare che il nome “Quaresima” (dal latino “Quadragesima”) indica un periodo di quaranta giorni. Si tratta del modo di contare i quaranta giorni prima della Pasqua. Abbiamo sei domeniche prima di Pasqua e quindi sei settimane, che corrispondo a 6×7=42 giorni, ma poiché il venerdì e il sabato santo fanno parte del Triduo Pasquale, ecco che i giorni della Quaresima sono quaranta senza bisogno di anticiparne l’inizio.

Per tutta la Quaresima vigeva l’astinenza dalle carni, in antico un cibo di lusso e considerato afrodisiaco. Ad un certo punto, nel rito romano furono escluse dalla penitenza le sei domeniche di Quaresima, e alla fine del V secolo, per riportare a quaranta i giorni di penitenza nel rito romano, furono aggiunti i quattro giorni antecedenti la prima domenica di Quaresima e furono inclusi il Venerdì e il Sabato Santo. In definitiva, sopravvive oggi nel rito romano un anticipo che non ha più ragion d’essere, in quanto l’obbligo dell’astinenza dalle carni vige solo per il Mercoledì delle ceneri, i venerdì di Quaresima e il Venerdì Santo.

In Quaresima nel Medioevo, o meglio nell’età della cristianità, veniva praticata la penitenza pubblica per i peccati più gravi, che comportava di partecipare alle celebrazioni liturgiche vestiti con il sacco di penitenza e il capo cosparso di ceneri. Oggi vige l’uso di cospargere di ceneri il capo di tutti i fedeli all’inizio della Quaresima. Questo avviene nel rito romano il Mercoledì delle ceneri e nel rito ambrosiano il primo lunedì di Quaresima, con la possibilità di anticiparlo per motivi pastorali alla domenica d’inizio Quaresima. In realtà, il rito ambrosiano prevedeva l’imposizione delle ceneri nel primo giorno delle Litanie Triduane (i tre giorni di penitenza prima di Pentecoste) e solo con la riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II l’imposizione delle ceneri è stata spostata all’inizio della Quaresima, in analogia al rito romano. È un dato di fatto che le Litanie e le Rogazioni sono cadute in disuso nella nostra cultura.

Vangelo della Messa (Matteo 4, 1-11)
In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Commento
Il periodo di quaranta giorni di digiuno di Gesù nel deserto ricorda i quarant’anni del popolo d’Israele nel deserto, ed è comunque un numero simbolico che indica una pienezza ed è ricorrente nella Bibbia (i quaranta giorni del diluvio universale, i quaranta giorni passati da Mosè sul monte Sinai; i quaranta giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i quaranta giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb; i quaranta giorni di tempo che, nella predicazione di Giona, Dio dà agli abitanti di Ninive per convertirsi prima di distruggerla).

Gesù viene tentato dal diavolo e questo fatto è sconcertante per coloro che concepiscono la vita di Gesù come una manifestazione della gloria di Dio. Invece, il Vangelo ci presenta Gesù nella sua condizione pienamente umana. Inizia qui una lotta tra Gesù e il diavolo che avrà il suo momento culminante sulla croce. Questa lotta vede Gesù vittorioso e diventerà il modello dell’agire del cristiano. Gesù è il nuovo Adamo che ha vinto il diavolo, mentre il primo Adamo aveva ceduto alle lusinghe del diavolo. La tentazione non ha risparmiato neppure Gesù e quindi non risparmierà nessun cristiano, anzi diventa la prova della sua fede in Dio e della sua esistenza filiale.

Il deserto nella Bibbia è il luogo della prova e dell’intimità con Dio. Il popolo d’Israele nel deserto conobbe la tentazione (la più importante fu la mancanza di fiducia in Dio con la costruzione del vitello d’oro, Esodo 32,1-6) e ne fu sconfitto. Nel deserto, Gesù, che rappresenta in sé il nuovo Israele, ne esce vittorioso. Il diavolo comincia col tentare Gesù per la fame causata dal digiuno, ma Gesù gli risponde che suo cibo è la parola di Dio. La seconda tentazione è quella di mettere Gesù alla prova. Questa tentazione richiama quella degli ebrei nel deserto il giorno di Massa e Meriba, quando misero alla prova Dio, per la mancanza di acqua (Esodo 17,1-7), ma Gesù si mostra fedele al comandamento «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» (Deuteronomio 6,16). Infine, la terza tentazione è quella del potere sui regni della terra, che riguarda il significato stesso della missione di Gesù di Messia, che non può tuttavia giungere all’adorazione di Satana.

Queste tentazioni riguardano gli uomini di ogni tempo. Un materialismo esasperato nella nostra cultura ha fatto perdere non solo la fede in Dio e la consuetudine della lettura della Bibbia, ma più generalmente ogni riferimento ai valori spirituali. Questo fatto ha come conseguenza anche una visione della vita umana legata ad una dimensione solo terrena con la giustificazione del diritto all’aborto e all’eutanasia, riconosciuti per legge dallo Stato. Il mettere Dio alla prova oggi è l’atteggiamento di chi dubita dell’esistenza di Dio o della sua bontà, adducendo come pretesto che se Dio è buono non deve lasciare morire i bambini, lasciare che i terremoti seminino vittime, ecc. È la posizione degli illuministi che già presero pretesto dal terremoto di Lisbona del 1755 che aveva causato forse 90 mila morti su una popolazione di 275 mila abitanti della capitale portoghese. La terza tentazione è quella dei potenti della terra, che siano gli imperatori o i re del passato o i politici di oggi, non importa, i quali si sostituiscono a Dio, credendosi onnipotenti e salvatori del popolo: ultimo esempio, il dittatore del Venezuela, Maduro. Ma anche un certo culto della personalità che non manca ad alcuni politici emergenti oggi, che mostrano di conciliare il Vangelo con la loro sete di potere.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico “L’Azione” e per il telegiornale dell’emittente cattolica Tele Basso Novarese. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa Madre di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Cristo risorto, XV-XVI sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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